sabato 17 dicembre 2011

DIVISE A SCUOLA? UN PARERE


http://www.repubblica.it/scuola/2011/12/17/news/divisa_scolastica-26731745/


Io credo che questo argomento sia più importante di quanto sembri ed è delicato. Storicamente le divise a scuola ci riportano all'epoca fascista e in generale presessantottina. La forza del collettivo, la comunità in cui sublima l'individuo. Giovanni Gentile. Quest'argomentazione lascia tuttavia il tempo che trova, dobbiamo confrontarci con problemi nuovi. "L'anarchia indecente" tra gli adolescenti di cui parlano alcuni, dipende certamente da molti fattori, ma non credo che sia necessaria la divisa per limitare scollature o quant'altro. Basta il buon senso dei Presidi per far capire che la Scuola non è un luogo dove fare spettacolo di sè stessi. Circa la questione delle diverse possibilità economiche, credo tuttavia che sia un pò riduttivo pensare che le differenze tra gli alunni vengano meno per via di una divisa. La comunità dei ragazzi non è solo scuola, e la rete, è fb, sono i luoghi di ritrovo. Le differenze vengono sempre fuori, basta uscire da scuola con la divisa e chiedersi che "fanno i tuoi", "che fai stasera". Basta parlare insomma. Tant'è vero, come dicevamo prima, che le divise furono introdotte per altri motivi. Credo invece che il senso di appartenenza vada tutelato, più che con una divisa, con la qualità del tempo che si passa a Scuola e con l'investimento nella credibilità dell'Istituzione, oltre che con la promozione di momenti di confronto interscolastici, sportivi, culturali e di altro tipo. E' chiaro che, la cosa che mi da più fastidio nell'articolo pubblicato da Repubblica, vista la situazione attuale della Scuola Pubblica, è che sia un privato a finanziare, in una singola scuola, l'adozione della divisa. E non si capisce bene a che pro. Si comprende bene allora, o tutti o nessuno. Tuttavia, in ultima analisi, credo che quel messaggio genuino che si volle lanciare con l'abolizione della divisa e la rivoluzione dei costumi vada tutelato. Perchè si tratta in fondo, del rovescio positivo dell'idea di comunità e di uguaglianza gentiliana, l'uguaglianza dei diritti e delle persone che deriva proprio dal loro essere diverse. La presenza di "simboli" che codifichino un senso di appartenenza mi trova d'accordo, ma se affermiamo che sia necessario "concretizzare" l'uguaglianza in qualcosa che attiene così da vicino allo stile di vita di una persona, rimarremo sempre con qualcosa che rimane al di fuori di questa uguaglianza, perchè, al di là delle possibilità economiche, siamo diversi comunque. Se basta "parlare" per far venir fuori le differenze, io credo, quindi, che il problema vada risolto a partire dal linguaggio e dal confronto, puntando sulla formazione e la riqualificazione professionale dei docenti, che devono avere il compito, oltre che insegnare la loro materia, di trasmettere alcuni dei valori fondamentali della nostra Repubblica, l'accettazione e la valorizzazione delle differenze, il rispetto, con la R maiuscola, la solidarietà.

lunedì 12 dicembre 2011

Presentazione di "No alle bombe sul diritto allo studio"



Oggi alle 18.00 conduco l'evento che presenta la campagna "No alle bombe sul diritto allo studio", dove si parlerà della copertura totale dell borse di studio attraverso una riduzione delle spese militari. Info su www.giovanidivalore.it

domenica 11 dicembre 2011

ICI - CHIESA: occhio ai compromessi



Il dibattito sulla mancata introduzione della nuova ICI (IMU) agli immobili di proprietà ecclesiastica nella manovra ha determinato finalmente in maniera consistente presso l'opinione pubblica il sollevarsi della questione. Bisogna tuttavia chiarire alcuni punti, perchè in questi frangenti, specie dopo le aperture della Santa Sede, è necessario mantenere la lucidità per affrontare i problemi in maniera efficace ed evitare soluzioni affrettate che vizino ancora di più il dibattito.

Come hanno specificato i radicali, nessuno vuole far pagare l'ICI a parrocchie e caritas, bensì a quella serie di immobili molto difficile da quantificare, che sono adibiti ad usi differenti dal culto.
La posta in gioco sembra essere variabile. L'ufficio studi dell'Anci ha calcolato qualche anno fa un gettito potenziale di 400-700 milioni di euro. L'associazione ricerca e sviluppo sociale (Ares) si è spinta fino ai 2,2 miliardi.

Queste oscillazioni dipendono dalla legislazione vigente. Il Dlgs n. 504/1992 istituì l'ICI normando anche le esenzioni ed escludendo gli immobili degli enti no-profit adibiti tuttavia a finalità commerciali. La finanziaria del 2006 estese poi l'esenzione anche per gli usi commerciali (secondo Gov. Berlusconi), mentre Il decreto-legge 233/2006 del Gov. Prodi limitò in seguito l'esenzione agli immobili ad uso “non esclusivamente commerciale”.

Per tanto, con questa locuzione tristemente compromissoria, la questione divenne di lana caprina, motivo per il quale anche la UE ha aperto un'inchiesta. Se un pensionato per studenti, una villa, una casa o qualunque altro immobile contengono un piccolo altare o una cappella, possono dichiararsi luoghi adibiti al culto a fini, per l'appunto, “non esclusivamente commerciali”.
Tutto questo avviene, inoltre, tramite autocertificazione e sui controlli, rarissimi, andrebbe aperto un capito a sé stante.
Avvenire e la stampa vaticana stanno prontamente replicando che la Chiesa paga il dovuto. Tuttavia, con questa legge, pochi sono gli edifici esclusivamente adibiti ad uso commerciale. Il problema è individuare una zona grigia costituita da immobili di vario genere, pensionati, alberghi, pizzerie, istituti per studenti con camere che si affittano anche a lavoratori e famiglie. Moltissime di queste attività fanno concorrenza sleale ai privati, che non hanno ovviamente simili esenzioni.

Feltri, sul Giornale, replica che si colpirebbero attività che tappano i buchi del welfare pubblico. Pensare di avere bisogno della Chiesa perchè siamo incapaci di garantire un welfare decente, rispondo io, significa autodefinirci un Paese medievale.
Detto questo, ribadiamo, bisogna tutelare le attività realmente non a scopo di lucro, e attuare un programma straordinario di controlli per accertare come vengono realmente utilizzati gli edifici e capire dove effettivamente esiste business.

Ma bisogna stare molto attenti alle parole, perchè potrebbe essere molto facile dire “La chiesa paghi l'IMU per gli edifici non adibiti al culto”. In questo modo, la questione potrebbe essere scaricata tutta sull'aspetto catastale, amministrativo e burocratico, senza modificare la legislazione vigente; si tratta a grandi linee della strada che si prospetta dopo l'apertura di Bertone. Si dovrebbe, in tal caso, oltre a ricalcolare il numero degli immobili in disuso posseduto dalla Chiesa (a prescindere), determinare dove non vi sia traccia di attività religiose; cosa molto rara. E a quel punto avrebbe in parte ragione Avvenire, che si riferisce ovviamente a quelle poche attività a fini “esclusivamente” commerciali che pagavano la vecchia ICI.

Ciò che bisogna chiedere con chiarezza, invece, è che L'IMU la paghino TUTTI gli edifici che producono business, qualora avessero ANCHE attività di culto. Questo perchè sappiamo bene che di altari e cappelle se ne trovano davvero in gran numero.
Il paradigma va dunque rovesciato: se un edificio ha una qualche funzione ulteriore al CULTO, deve pagare l'imposta. Tra dire quindi: "l'esenzione va mantenuta solo per quegli edifici adibiti al culto" e dire "L'esenzione va mantenuta per quegli edifici adibiti SOLO al culto", c'è una bella differenza e, naturalmente, va considerata la seconda opzione.

Rosario Coco
Resp. Naz. Scuola Università e Cultura Giovani IDV.

lunedì 5 dicembre 2011

L'1,5 % di Monti








1,5%. Un numero che dice tutto. O, meglio, un numero che insieme ai numeri che non ci sono spiega tutto. Un numero che risponde agli interrogativi che ci ponevamo tre settimane fa, ma che conferma anche un dato oggettivo che non può essere negato: con Monti si è ricominciato, nel bene o nel male, a fare politica in Paese che è ormai diseducato a questa “strana prassi umana”. Non c'è più Berlusconi, non ci sono più i proclami, non ci sono più gli scandali, le toghe rosse, i comunisti e la stampa deviata. Non ci sono più quei ministri impresentabili che c'erano prima.
C'è, tuttavia, in quell'1,5% , l'amarezza del disincanto. C'è la consapevolezza che l'Italia continua ad essere ostaggio di quella politica che in questi anni l'ha ridotta in questo modo. Di chi, da entrambe le parti, con l'agire e con l'indugiare, ha permesso che gli interessi di pochi prevalessero su quelli dell'intero Paese, sperando di tirare a campare con le televisioni in mano e con le solite toppe del breve periodo. Adesso, nell'1,5% che Monti impone ai capitali rientrati con lo scudo fiscale, viene fuori tutta la rete perversa di interessi che attanaglia l'Italia, una rete fatta di persone che non hanno paura di un'Italia declassata e spedita in un futuro di povertà. Viene fuori anche quella cultura che da anni pervade sempre più la vita pubblica italiana, secondo la quale al di fuori della legge si guadagna sempre la via più facile. Esattamente quell'idea che abbiamo il dovere di combattere, se non vogliamo che anche misure risultino del tutto inefficaci per risollevare davvero il Paese. Inizialmente, ho avuto la rabbiosa sensazione di una vergognosa elemosina. Giusto per la cronaca, le Banca d’Italia ha recentemente pubblicato uno studio (Valeria Pellegrini ed Enrico Tosti dal titolo “Alla ricerca dei capitali perduti: una stima delle attività all’estero non dichiarate dagli italiani”, nel quale si calcola che i capitali italiani depositati illegalmente all’estero ammontano attualmente tra i 124 e i 194 miliardi di euro. L'intera manovra di Monti è di 30 miliardi lordi e l'aliquota iniziale dello scudo fiscale era quel misero 5%. Aggiungiamo poi che stiamo parlando di capitali trattenuti illegalmente all'estero da parte di grandi evasori che sono anche prevalentemente "grandi" mafiosi e che provvedimenti simili in Gran Bretagna e negli Stati Uniti avevano un tasso di circa il 50%. Una sensazione, quindi, che permane, anche se con il passare delle ore sopraggiunge la consapevolezza, amara, che effettivamente il governo Monti è prigioniero di questo Parlamento, di quel Berlusconi che ha detto “va avanti finchè vogliamo”, di quell'Alfano che si vanta del mancato intervento sull'IRPEF (ma non era più equo intervenire lì rispetto all'IVA?). Per dirla in maniera brutale, Per chi sta in parlamento, cioè quelli di prima, o si raggiungono gli obiettivi della UE “come diciamo noi”, e per altro con una faccia bella pulita come quella di Monti, o tanto vale che vada sempre peggio (unica eccezione, forse, le aziende di Berlusconi).
E allora, forse, il lato positivo di questa situazione è che si mostra finalmente senza veli quella politica che sta mettendo alle corde gli italiani, quella politica che fino ad ora era stata annacquata e rimandata a suon di proclami. Si manifestano realmente gli interessi di chi purtroppo ancora è ago della bilancia. Infine, se aggiungiamo anche i numeri che non ci sono, ovvero ciò che manca alla manovra, patrimoniale, ICI per la Chiesa cattolica, taglio spese militari, taglio delle grandi opere (TAV Genova-Milano), accordi bilaterali con paradisi fiscali, giusto per dirne qualcuna, allora il quadro degli interessi che il prossimo centrosinistra sarà NECESSARIAMENTE chiamato a SMANTELLARE risulta chiaro. Risulta chiaro come la luce del sole dove si debba cambiare registro, di cosa si debba parlare, cosa bisogna scrivere nei programmi. Lo diciamo anche a Bersani, che era compiaciuto di questo 1,5%.



Rosario Coco
Resp. Naz. Scuola, Università e Cultura Giovani IDV

lunedì 28 novembre 2011

La De Gregorio sul PD. Disarmante.



Le dichiarazioni di Concita De Gregorio sabato scorso a Pisa, durante l'assemblea di TILT, pubblicate oggi dal Fatto Quotidiano, confermano ciò che si sospettava da tempo, una strategia a perdere che il partito democratico non può più permettersi. Ma, sopratutto, che l'Italia non può più permettersi. E' indecoroso, per non dire miserevole, puntare su Fini e sulla crisi economica per rafforzarsi e andare al governo con il terzo polo" - "E' questo, infatti, che la De Gregorio racconta, circa la strategia durante le scorse regionali del Lazio in cui il PD avrebbe preferito perdere per favorire la Polverini, vicina appunto a Fini. Ciò che inoltre diventa quasi meschinità da avvoltoi è la parte in cui la De Gregorio chiede "ma gli elettori?" e si vede rispondere: "ci penserà la crisi economica". Non sono disposto, insieme a tutti i giovani che militano nell'Italia dei Valori, a vedere il Paese colare a picco per colpa di una strategia che vuole un centrosinistra alleato con il terzo polo grazie agli effetti della crisi e dei giochini elettorali sulla pelle delle persone. Siamo convinti che non è quella l'alternativa ad una politica fatta di interessi particolari a discapito delle nuove generazioni, ad una politica che sul declino del Paese e sulla povertà di molti è convinta di poter mantenere il controllo dei propri affari. Siamo consapevoli, proprio come ha affermato la De Gregorio, che Berlusconi si è dimesso per colpa della situazione internazionale e non per merito dell'opposizione. O, per dirla ancora più cruda, per salvare le sue aziende. Con il governo Monti abbiamo l'opportunità di una opposizione nel merito delle questioni, che non è tuttavia possibile senza un'atteggiamento trasparente che non lasci spazio a congetture su ipotetici accordi segreti. Se non saremo capaci di costruire un'alternativa reale, che abbiamo chiesto da tempo anche con le primarie, ci ritroveremo presto incalzati nuovamente dalla retorica berlusconiana, che ha già cominciato a rifarsi sentire con la solita minestra stracotta dei comunisti. Allora bisogna farsi sentire, su precariato, diritto allo studio, patrimoniale, evasione, spese militari; oltre a questo, noi giovani abbiamo il dovere di iniziare a costruire quella sinistra moderna che ancora non esiste, ma che tuttavia nelle nostre menti sa già ciò che non deve essere e sa già che non parlerà il linguaggio di Letta, di Ichino, di D'Alema o di Renzi.

sabato 26 novembre 2011

Matrimonio e unioni civili non sono in contrapposizione
















Oggi sono stato ad una bella iniziativa di SEL sui diritti civili e le questioni LGBTI. C'è tanto lavoro da fare e difficilmente avremo risposte da Monti, tuttavia è chiaro che il riconoscimento dei diritti civili deve passare per una nuova elaborazione culturale, chiara ed alternativa, del concetto di famiglia e degli istituti giuridici esistenti. Unioni civili e matrimonio non sono in contrapposizione: in diversi paesi europei coesistono diversi istituti giuridici, che regolano in maniera diversa i diritti e doveri dei conviventi. Come abbiamo già detto aderendo allo scorso europride, tutte le coppie devono avere libero accesso a tutti gli istituti giuridici previsti dall'ordinamento, compreso il matrimonio, ma il nostro obiettivo, in pieno spirito liberale, dev'essere quello di promuovere una pluralità di soluzioni giuridiche, come avviene in diversi paesi europei.

mercoledì 23 novembre 2011

Dibattito in Sapienza con Antonio Di Pietro

Oggi ho avuto il piacere di moderare il dibattito organizzato da UniOn sulla costituzione e il diritto allo studio con Di Pietro, Granata e Canino. Dico il piacere perchè si è realizzato un confronto aperto e dinamico con i ragazzi; i "politici" erano davvero senza barriere. Bellissima introduzione inoltre di Mario Canino, docente di filosofia, che ha sottolineato le radici greche e laiche della Carta costituzionale, da Aristotele fino a Calamandrei. Di Pietro e Granata hanno poi risposto a tono ad ogni domanda, anche quelle più "scomode". Di Pietro in particolare, ha anche parlato di riforme importante per l'università, come il ruolo unico e la democrazia interna.

domenica 13 novembre 2011

Italia 1861 - Europa 2011


Quando l'Italia, nel 1861, divenne ufficialmente un Paese unito, le differenze tra usi, costumi, tradizioni, economie tra le varie regioni erano davvero profonde, si trattava realmente di stati diversi, quali infatti erano i vari soggetti politici che vennero unificati attraverso un processo storico complesso. La differenza attuale tra l'italiano e il finlandese, medio, potremmo dire, non è molto distante tra quella che c'era tra un siciliano e un piemontese nel 1861, ma anche tra un romano e un veneziano, tra un fiorentino e un pugliese. Anche a livello linguistico: gli strumenti che diffusero la lingua italiana furono la leva militare nazionale e la scuola pubblica statale; per diversi decenni giovani di nord e sud non riuscivano quasi a capirsi.

Vuoi che oggi noi, di fronte ai colossi mondiali in espansione, con armi come web, social network, una lingua globale, trasporti e tecnologie impensabili all'epoca, non riusciamo a fare l'Europa?

L'Italia la fece la politica del regno sabaudo è vero. Ma la prima di tutto chi ci credeva e senza costoro nulla si sarebbe potuto realizzare. E ai revisionisti dico, senza troppe chiacchere: meglio il nord austriaco, il centro pontificio e il sud borbonico alla deriva di chissà cosa? Cosi come adesso agli euroscettici di oggi dico: meglio l'Italia e la Spagna in default, la Germania e la Francia che finiscono per cedere la sovranità agli investitori asiatici e l'europa complessivamente uscire di scena dalla politica mondiale e dalla storia? Forse è il caso che la politica si muova...ma forse è il caso, sopratutto, che qualcuno come allora ci creda davvero..E che qualcuno che ci creda faccia politica!

martedì 1 novembre 2011

Voglio allearmi con il partito che non c'è


Antonio Di Pietro dichiara che a determinate condizioni sarebbe disposto ad appoggiare Bersani alle primarie. E tutti sono già a ricamare fiumi di parole su presunte svolte e giravolte. La verità è molto, molto più semplice, elementare direi. Si tratta di uno dei pochi personaggi politici che ancora può girare in mezzo alla gente, una persona alla quale viene ancora la pelle d'oca a vedere lo sfacelo che stiamo vivendo, come uomo, come cittadino e poi come politico; si tratta di una persona che non è disposta a vedere un minuto di più l'Italia dilaniata e che per questo, se potesse servire a placare l'attuale clima da pollaio del centrosinistra, ha valutato anche questa opzione.



Io personalmente non credo che si verificheranno le condizioni che Di Pietro ha in mente per poter percorrere questa strada e che alla fine parteciperà anch'egli come candidato.

Vorrei tuttavia concentrare il dibattito su un'altra questione. Il nuovo centrosinistra dovrà costruire giorno per giorno una propria identità, innovativa e riformista, che metta al centro i diritti delle persone e che possa fare a meno dei vari D'Alema, Violante, Ichino, Teodem & co., così come di parolai come Renzi, che francamente, riprendendo Luigi De Magistris, non mi interessano proprio.



L'elemento chiave, la vera svolta, starà nella nostra capacità di riportare al voto quella marea umana che è ormai appassionata solo al partito dell'indifferenza, il principale alleato dell'autoritarismo e della mala politica. Come giovani dell'Italia dei Valori, ma anche come parte di un movimento giovanile più ampio che sta prendendo corpo nel modo più spontaneo e naturale dalle piazze ai comitati, dobbiamo rompere quello stramaledetto muro del qualunquismo, portare gli illusi e i giovanissimi a votare, fargli capire che la parola politica non è un sinonimo di "soap opera" ma è sinonimo di lavoro, studio, pensione, reddito; se vogliamo è sinonimo di quel cantiere infinito in mano alla mafia, di quell'affitto che non riesci a pagare, di Giuliano Ferrara al posto di Enzo Biagi, dell'aggressione omofoba in giro per la strada, degli scontrini che tanti non ti fanno che tutti insieme fanno magari un ospedale o una scuola nuova, della piccola azienda di papà soffocata da un Ciarlatano che ha liberalizzato solo la truffa e i condoni.



Quella gente che dice "io non voto". Loro sono la risorsa per cambiare l'Italia.

Ai grillini dico solo questo: quel lavoro di rottura e di informazione che avete fatto per tanti anni è stato prezioso. Ma adesso lo state rendendo vano. Non mi riferisco principalmente all'esito elettorale in Piemonte e Molise, le cui responsabilità sono complesse, ma al messaggio politico che state lanciando. C'è chi fa opposizione in questo Paese, non possiamo fare tabula rasa, il qualunquismo è pericoloso.



La rete sta cambiando il mondo, anzi, dirò di più, sta forse realizzando storicamente il concetto stesso di democrazia. Tuttavia, così come ogni invenzione storica che ha riguardato la comunicazione e la condivisione di esperienze, ricordiamoci che parliamo di strumenti. Lutero ha usato la stampa per diffondere idee ancora medioevali; ha dato l'opportunità di comprenderle personalmente senza il filtro del prete e del Papa, ma sempre della colpa e del peccato si parlava. Allo stesso modo, qualcuno oggi da l'illusione della partecipazione attraverso un "mi piace"; si tratta di potentissimi nuovi canali, che mutano anche l'organizzazione del tempo e della vita, ma restano porte che vanno aperte, link che vanno cliccati, pagine che vanno lette criticamente, contenuti che vanno creati e discussi.



La democrazia ha bisogno del confronto vero, umano, condiviso, delle assemblee, delle mediazioni, delle decisioni, dell'elaborazione dei contenuti, delle strutture. La politica deve ridurre enormemente i propri costi e i propri privilegi, scendere dal piedistallo e ritornare nelle strade, su questo siamo d'accordo. La politica è una missione, siamo d'accordo anche qui, ma, proprio per questo motivo, il politico non è l'ultimo dipendente pubblico arrivato, non è una figura che nasce dall'oggi al domani; merita rispetto tanto il cittadino con l'elmetto, quanto il giovane che si impegna per il cambiamento all'interno dei movimenti e dei partiti, quanto l'esperienza di chi è già all'interno delle istituzioni, ma non è uguale agli altri.



Detto questo, tornando alla nostra Italia, il vero obiettivo dev'essere la costruzione di un'alternativa che possa fare a meno in tutte le sedi di quel guazzabuglio che si sta addensando intorno al terzo polo, che rischia di essere l'ago della bilancia e di impedire come già è successo un cambiamento vero.



Per realizzare tutto questo preferisco allearmi con il partito che non c'è. La politica fatta col pallottoliere non paga. Napoli e Milano, quando nessuno ci credeva, lo hanno dimostrato.



Rosario Coco

Resp. Naz. Scuola Università e Cultura Giovani IDV

venerdì 28 ottobre 2011

Europa e Lavoro - Un grande evento organizzato da Gianni Vattimo a Torino - STREAMING





Il 28 e 29 ottobre si svolge a Torino una grande manifestazione europea promossa da Gianni Vattimo in collaborazione con l'ALDE,
"Il mercato del lavoro nella strategia europea 2020" . Si tratta di un occasione di incontro e di confronto tra professionisti e personalità della politica di livello internazionale per approfondire ed elaborare un'alternativa che possa risolvere la crisi economica che attanaglia in questo momento il mondo occidentale, ma anche per ripensare criticamente il concetto stesso di lavoro. Saranno presenti anche Antonio di Pietro e Maurizio Zipponi.
Su giovanidivalore.it è possibile seguire la diretta in streming dell'evento

Rosario Coco
Resp. Naz. Scuola, Università e Cultura Giovani IDV

martedì 18 ottobre 2011

sabato 15 ottobre 2011

IO, ANCORA PIU' INDIGNATO! LA VIOLENZA A CASA!














Io sono ancora più indignato, adesso, e sto dalla parte di chi è sceso in piazza, così come dalla parte di chi ha fatto il proprio dovere. I sindacati di polizia accusano Maroni per la gestione della manifestazione. Ma lo possiamo dire oppure no che il Governo ha interesse a speculare sui disordini, per allontanare l'attenzione dal fatto che non ha più ragione di esistere? Per rispondere a Cicchitto, che dice che i partiti d'opposizione devono dissociarsi da questa follia, io credo che non ci sia nulla da cui sfilarsi, perchè si è trattato di una grande manifestazione di democrazia! I feriti, i danni, gli scontri sono fatti inaccetabili che vanno condannati senza indugio, ma sono tutt'altro, una cosa diversa, che non c'entra nulla con le ragioni profonde del movimento. Chi era in piazza a Roma sta dalla parte di più di un milione di persone pacifiche e indignate, dei milioni di cittadini in tutto il mondo che hanno finalmente alzato la testa e dalla parte di chi chiede un cambiamento epocale fatto di democrazia e partecipazione!

Rosario Coco
cittadino del mondo indignato

http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=41848&sez=HOME_ECONOMIA&npl=N&desc_sez

lunedì 26 settembre 2011

FERRARA HA ROTTO IL MIO RELAX. E NON SOLO QUELLO.

















Volevo rilassarmi...ma purtroppo mi è caduto l'occhio sul video di Ferrara e del suo Radio Londra. Desertificazione celebrale di massa; è terrificante vedere questo leccapiedi che pontifica su Raiuno infilando una dopo l'altra un record incredibile di indecenze. Berlusconi? vizi privati. E quando mai, ci mancherebbe, ha solo messo in mezzo un capo di Stato, messo se stesso e il Paese sotto ricatto, usato le donne come tangenti, riempito il Parlamento e le istituzioni di un esercito di escort più o meno di professione...tutte cose che riguardano la sfera privata, certo.

Ma qualcuno te l'ha insegnato cos'è il pubblico e il privato? o a furia di studiare il copione ci credi anche tu?e se ti denuncio io per turbamento della quiete privata, dopo questa valanga di idiozie?

Poi ecco che Giulianone tira fuori l'artiglieria pesante d'epoca tardo medievale direi, da caccia alle streghe del '300, oppure, se vogliamo, le cannonate del cattolicesimo seicentesco da inquisizione, quello che distrusse l'America precolombiana, per intenderci.

Ma di cosa parli? a chi vuoi fare paura? a quei poveri cittadini che ne sanno meno di te solo perchè non hanno avuto la possibilità di studiare certe cose e non si informano a sufficienza perchè tornano dal lavoro e sentono Fede, Minzolini e Bertone?

lo sai benissimo quanto e cosa possono fare i preservativi in termini di educazione sessuale e prevenzione e che sei tu a banalizzare il sesso riducendolo a una funzione biologica, non chi ne difende la LIBERTA' !
lo sai benissimo che una donna affronta sempre e comunque un trauma se decide di abortire e che la decisione spetta a lei e soltanto a lei, non alle leggi della casta clericale!
Lo sai benissimo che la diagnosi preimpianto non serve a fabricare bambini con lo stampino, ma ad evitare malattie gravissime ed ereditarie!
lo sai benissimo che il buon senso indica chiaramente la differenza tra la scelta di un embrione gravemente malato o uno maschio piuttosto che femmina!
lo sai benissimo che tutto, dicesi tutto, il mondo dibatte ormai in modo serio di medicina genetica e progetto genoma, tutte cose di cui qui non si conosce quasi nulla per colpa di quelli come te!

Ferrara, tu e tutti gli altri! dovete finirla! quanto pensate ancora di poter tenere questo Paese nel medioevo per spolpare fino all'ultimo l'osso di quella politica fatta di paura, ignoranza e ipocrisia?

Tu che hai, o avevi, un briciolo di cultura, vergognati piuttosto del fatto che una delle tante "signorine" sta adesso al ministero dell'Istruzione, che delira su tunnel immaginifici di 730 km e chiede cos'è la "grattachecca" agli aspiranti medici, vergognati di come stai contribuendo a ridurre il Paese! tu e l'amico Sgarbi che parlate di Arte e Cultura, andate a vedere come crollano le scuole e i monumenti nel Paese di Leopardi e Michelangelo, andate a vedere come i nostri ricercatori fuggono o muoiono di tumore come alla Facoltà di farmacia di Catania, andate a vedere cosa imparano i bambini nelle classi pollaio!
massa di vipere vendute e vacche da parlamento! e ciascuno dei due si scelga casualmente la metafora!

http://tv.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/ferrara-risibile-la-crociata-moralistica-contro-berlusconi/76844?video=&ref=HREA-1

domenica 11 settembre 2011

Noi Giovani e la protesta globale. Il 15 ottobre
















Nella nostra piccola Italia, restiamo ormai troppo spesso invischiati in un vortice di problemi che ci relega purtroppo ad un immeritato provincialismo, immeritato specie se consideriamo la storia del nostro Paese e le energie intellettuali di tanti italiani in giro per il mondo.
Abbiamo un Premier che parla ancora di comunismo e di toghe rosse e che perde tempo a farsi ricattare da strani faccendieri, abbiamo ancora un Papa che pontifica sulla vita e la famiglia ignorando la scienza e i diritti, abbiamo guarda caso la più vecchia classe politica d'Europa.
Tuttavia, sembra che la crisi finanziaria abbia funzionato da megafono e che le scottanti questioni internazionali stiano improvvisamente trovando il loro spazio nell'agenda politica italiana. In modo traumatico, certo, perchè ci stiamo accorgendo sempre più di essere un Paese schiavo dell'incapacità di crescere e quindi dell'impossibilità di risanare il suo enorme debito, dopo che per troppi anni nulla è stato fatto per creare realmente lavoro e sviluppo e smontare l'economia sommersa che ci soffoca.


Oltre a questo, ci accorgiamo che la situazione è più complessa del previsto anche i nostri vicini europei sono costretti ad emanare misure restrittive e di contenimento, insieme agli Stati Uniti, che hanno dovuto fronteggiare il primo declassamento dei titoli nella loro storia ed imbastire una manovra cruciale per far fronte al proprio debito. Nel frattempo ci troviamo di fronte ad un disagio diffuso a livello globale, che si intreccia certamente con i casi specifici, vedi i Paesi nordafricani, ma che certamente ha in comune la sensazione di essere di fronte ad una politica vecchia e fallimentare, dove non vengono realmente fatti gli interessi dei popoli sovrani. Questo messaggio si sta diffondendo come mai prima in rete e sui social network, generando una condivisione di idee e di pensieri assolutamente senza precedenti per ampiezza e cosmopolitismo.

Per il 15 ottobre, la pagina Democracia Real YA, creata dagli indignados spagnoli del 15M, ha lanciato una giornata di manifestazione mondiale pacifica contro la politica delle banche, delle corporazioni e della corruzione.
Si tratta del maturare di un sentimento globale di rinnovamento che affonda le proprie radici nella primavera araba e nelle crisi economiche degli ultimi anni.

Di fronte a questo scenario, la nostra generazione ha un compito decisamente arduo. Liberarsi al più presto del berlusconismo, un virus che rischia di infettare anche l'Europa, e riscrivere le regole del gioco, tirando fuori dal baratro un Paese in cui evasione e corruzione la fanno da padroni.
Nel mentre, è tuttavia necessario affacciarsi sin da subito allo scenario internazionale. La politica nazionale di un singolo Stato, per quanto improntata ai migliori propositi, non sembra più sufficiente a garantire equità sociale e sviluppo se non si mostra capace di rompere i ponti con un potere economico che tende a sfuggire di mano persino alle organizzazioni internazionali.

Come affrontare tutto questo? Innanzitutto, bisognerà interpretare al meglio le cause e le anime di questo movimento globale, che si presenta poliedrico sotto tutti gli aspetti, metodi, popoli, mezzi, fatti. A fronte di un comune e legittimo disagio, diverse sono le sensibilità politiche che lo compongono. Tra le idee comuni l'obiettivo di uno sviluppo globale fondato sull'economia verde, la sostenibilità ambientale e le energie rinnovabili, che inverta il processo di inquinamento e sfruttamento del pianeta. Ma sopratutto, l'idea di una politica che abbia come priorità l'interesse dei cittadini del mondo. Come?

Dalle ali più “estremiste” a quelle più “moderate” sappiamo bene che sono presenti coloro che rifiutano l'intero sistema e che brucerebbero le banche l'indomani, insieme a coloro che magari risultano più moderati solo perchè meno convinti. Le ragioni di ogni atteggiamento, che non sempre possono essere giustificazioni, vanno comprese; un conto è ciò che viene fatto, un conto è perchè viene fatto. Tuttavia, credo che la maggior parte del movimento sia determinata nel chiedere l'abolizione dei privilegi della classe politica, nuovi strumenti di partecipazione diretta dei cittadini, nuovi strumenti di trasparenza negli affari pubblici, una distribuzione del costo della crisi che coinvolga grandi patrimoni, banche e multinazionali e, sopratutto, la costruzione di organismi internazionali in grado di anteporre gli interessi delle comunità a quelli corporativi. In breve, non contro banche e multinazionali tout court, ma contro banche e multinazionali che diventano fini a se stesse e devono sopravvivere al di là delle crisi sulle spalle dei cittadini. Qualcuno obietterà che non c'è nulla da fare e che il sistema è questo, che le banche vivono della creazione del debito e che la politica è schiava.

Il mio parere è che abbiamo bisogno di ricondurre questo meccanismo sotto controllo, compreso quello della famosa “creazione della moneta”, che è ormai distante anni luce dall'economia reale. Per farlo occorreranno tempi molto lunghi, perchè si tratta di invertire un processo nato quasi un secolo fa, quando, non a caso, tra le due guerre mondiali, l'economia iniziò a prendere il sopravvento sulla politica. Dal un punto di vista nazionale, intendo delle nazioni, occorre puntare sulle risorse locali, sull'innovazione, sull'economia reale e sul rilancio del primario; mi viene in mente, nel concreto, l'economia fondata sulla canapa, una tecnologia accantonata negli anni '30 per forti interessi nell'ambito del settore petrolchimico, che potrebbe portare alla produzione di svariati prodotti, da surrogati della plastica a carburanti, da mangimi a medicinali. Da un punto di vista internazionale, abbiamo invece bisogno di un sistema politico mondiale molto più forte di quello attuale, che stabilisca delle nuove “regole del gioco”, anche per i mercati internazionali.

Un dato è certo, abbiamo un sistema produttivo che può e deve fare di più per il benessere globale, basta considerare la distribuzione mondiale di cibo, acqua e ricchezza. Ma non bisogna fare l'errore di pensare di poter eliminare tutte le infrastrutture intermedie, pubbliche o private, che gestiscono le attività produttive, perchè il non considerare l'importanza e la difficoltà della gestione e dell'organizzazione di risorse e produzione è il principale errore teorico-propositivo dell'estremismo di sinistra. E' invece una questione di limiti e di controllo. Da questo punto di vista, i nostri padri costituenti avevano visto bene:

“L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali” (art. 41).

E' impossibile immaginare ed attuare concretamente questo principio a livello globale?

Se un secolo fa il livello della tecnologia portava a pensare come fisiologica e necessaria una contrapposizione di classe, per una questione di limiti strutturali del sistema, abbiamo adesso un potenziale di produttività tale da poter effettivamente garantire un benessere diffuso, fermo restando che il benessere materiale va sempre associato alla libertà personale, elementi che non è detto sempre coincidano.

E' chiaro che possono sembrare discorsi al limite tra sogno e banalità, ma di fronte ad un movimento di carattere cosmopolita, è necessario che prendano avvio anche queste riflessioni, specialmente se pensiamo al fatto che questo movimento dovrà presto interloquire con i Paesi del BRIC (Brasile, Russia, India, China), grandi potenze in espansione molto diverse tra loro che tendono a riprodurre i difetti di quel capitalismo attualmente sotto accusa e che non hanno ancora sviluppato una piena sensibilità per i diritti dell'uomo. Insomma, è un movimento che nasce e che mette in comune culture diverse, e che si proietta su uno scenario mondiale in cui America ed Europa, “l'occidente” stanno lentamente cedendo il passo al BRIC e alla riscossa dei Paesi arabi.

Un palcoscenico dove, politicamente, le vecchie ideologie sono pressochè scomparse, e a riempire la scena sono ormai le diverse forme di fondamentalismo religioso, di autoritarismo e di una cultura globale figlia dell'occidente che oscilla tra neoliberismo e cosmopolitismo solidale. Forse il mattone su cui costruire è proprio quest'ultimo. Ed essere presenti il 15 ottobre, nel proprio angolo del globo, ma con i grandi occhi e orecchi del terzo millennio, potrebbe essere un primo piccolo passo.



Rosario Coco
Resp. Naz. Scuola, Università e Cultura Giovani IDV
www.giovanidivalore.it

venerdì 2 settembre 2011

Ti condanno all'oblio e al silenzio; lo dice Avvenire

Da giovanidivalore.it 9-08-2010



















Fa bene Paola Concia a querelare Avvenire. Secondo loro un'unione omosessuale dovrebbe avvenire nel silenzio e nell'ombra e solo le unioni eterosessuali hanno diritto ad un riconoscimento pubblico, in quanto vi è una "fertile progettuallità". Sarebbero "ontologicamente" diverse. Insomma nascondetevi e soffrite, come al solito.

Cari barbari, perchè questo è l'epiteto per chi condanna alla sofferenza, potete certamente pensarla come volete, e noi ci batteremo fino alla morte per permettervi di farlo (Voltaire), ma visto che pretendete di imporre il vostro punto di vista, come sempre, provo ad entrare nel merito e a fornire qualche spunto di riflessione, che vada al di là del discorso politico.

Vi assicuro che la vostra "ontologia", semmai ne avessimo bisogno, questa scienza dell'essere che vi scomodate a disturbare e che ha avuto ben altro da dire in filosofia, è ampiamente superata. Ed era superata anche nell'età antica, prima di voi, dove sull'argomento parlavano uomini per fortuna molto più illuminati. Se la fertile progettualità è per voi solo la capacità procreativa, dal punto di vista meramente biologico, dovete semplicemente imparare cosa può generare la condivisione di sentimenti, idee e pensieri che possono sviluppare due persone nell'ambito di una relazione, sia nel privato che nel sociale, come era ampiamente chiaro al Platone che scriveva il Simposio e che usava in questo senso la parola "eros". Inoltre, pensate veramente che riconoscere pubblicamente l'amore omosessuale possa nuocere alle unioni eterosessuali?



Ma pensate davvero che adesso diventino tutti gay, lesbiche e trans oppure vi rifiutate di capire che li avete nascosti ed umiliati per secoli, specie dentro parrocchie e conventi? E' questo il problema delle "famiglie tradizionali" oppure è la politica dissennata che da 20 anni sostenete in maniera più o meno velata che le ha ridotte in ginocchio? o sarà forse l'idea che le persone dopo migliaia di anni possano finalmente essere consapevoli di se stesse, vivere la propria vita senza dogmi e condizionamenti di sorta, senza nessuno che si appropri della propria intimità per creare potere; forse è questo che vi spaventa? La società umana ha bisogno tanto della relazionalità eterosessuale quanto di quella omosessuale. Ridurre la progettualità e la fecondità alla mera riproduzione è qualcosa di degradante anche per le coppie eterosessuali, perchè serve molto altro per tirar su un figlio che la semplice procreazione. Anzi, visto che avete l'ossessione biblica di distinguere l'uomo dall'animale, domandatevi se forse non sia proprio in questo modo che si appiattisce la ricchezza delle capacità umane rispetto al mondo animale, anzichè discutendo in modo maniacale dei famigerati rapporti "contro natura".



In altre parole, fermo restando che ognuno fa quello che vuole, mi sembra molto grave il fatto che dovremmo essere superiori agli animali solo per una mera questione biologica che riguarda il presunto uso "corretto" dei genitali. Chi sono qui i materialisti? Con permesso, ma siamo stati creati a "immagine e somiglianza" di Dio per eseguire semplicemente le stesse funzioni riproduttive dei bovini o degli ovini? Per carità, nel paradiso terrestre c'erano solo Adamo ed Eva, un uomo e una donna, ma sbaglio o prima del peccato originale era tutto perfetto e non c'era bisogno neanche di procreare? Ironizzando, forse se Eva non avesse preso quella maledetta mela Dio avrebbe mandato qualcun altro, uomo o donna, magari per alleviare la noia, senza che ci fosse bisogno di "partorire con dolore".



Seriamente, abbiate pazienza, ontologia e natura sono due categorie che dovete aggiornare. Vi trovate anniluce distanti da una società che sta cambiando, o meglio, che si sta liberando di certe zavorre storiche, come ha spiegato più volte per il movimento LGBTI il presidente di Arcigay Paolo Patanè(http://www.youtube.com/watch?v=G2HnMVvjpxQ). Siete semplicemente dei vecchi e degli impostori, impostori di un messaggio, quello del vangelo cristiano, che se alle origini fosse stato simile ai vostri sermoni non sarebbe stato minimamente preso in considerazione; solo per questo, proprio perchè totalmente estraneo a voi, questo messaggio ha avuto un posto, nel bene e nel male, nella storia del mondo.



http://www.repubblica.it/politica/2011/08/07/news/avvenire_contro_il_mat...



Rosario Coco

Resp. nazionale Scuola, Università e Cultura Giovani IDV

mercoledì 20 luglio 2011

Legge contro l'omofobia, il nostro Paese spinto indietro nella storia


La legge sull'omofobia che verrà discussa oggi pomeriggio alla camera, è un fondamentale tassello di civiltà che manca al nostro Paese e che ci separa sempre di più dal resto del mondo. L'ostruzionismo è stato a dir poco vergognoso, specie nell'ultimo periodo, con oltre due mesi di rinvii volti a far slittare la questione in un periodo quanto più “estivo” e lontano dalla grande manifestazione dell'Europride di Roma. Oltre a tutto questo, si registra il tentativo meschino di affossare il testo con delle pregiudiziali di incostituzionalità, quando invece si tratta di una legge che non fa altro che difendere e attuare pienamente l'art. 2 della Costituzione, per cui ogni individuo ha il diritto inviolabile prima di tutto ad esercitare la propria personalità, sia come singolo che nelle formazioni sociali. La legge contro l'omofobia è un atto di civiltà che apre per milioni di persone la possibilità di essere semplicemente se stesse, alla luce del sole, senza il rischio di essere discriminate e subire violenze, come purtroppo sempre più spesso accade. Ma si tratta di un provvedimento che ha un ulteriore significato, quello di rispondere ad una consapevolezza che si sta ormai diffondendo a livello mondiale e che stenta ad essere recepita nel nostro Paese. La tradizione dei diritti umani, fiorita durante la grande stagione dell'illuminismo, è andata incontro negli ultimi due secoli ad un processo di attualizzazione e integrazione. Nel primo caso si tratta di un lento passaggio dalla teoria alla prassi, un processo purtroppo ancora in corso, se pensiamo a quanti individui nel mondo vedono ancora negati i propri diritti. Nel secondo caso, si tratta invece di un processo di approfondimento di questi diritti, l'individuazione di quelle caratteristiche attraverso le quali avviene il “pieno sviluppo della persona umana”, come si esprime la nostra costituzione all'art. 3. Un grande passaggio storico, in merito, è stata l'emancipazione della figura femminile, che ha segnato nella storia umana un fatto epocale senza precedenti, in concomitanza con il suffragio universale. Da alcuni decenni a questa parte il mondo si trova di fronte ad una grande riflessione culturale, che possiamo paragonare per portata storica proprio al riscatto delle donne: la conquista di dignità e rispetto da parte della comunità LGBTI. Si tratta di un elemento che ha un valore enorme, in quanto attualizza e allo stesso tempo arricchisce, nel senso che si diceva prima, la cultura dei diritti umani e la tradizione politica del mondo occidentale e non solo. La dignità delle persone LGBTI passa innanzitutto per la tutela giuridica, specie nel contesto di un'ondata di neoconservatorismo che sta investendo il nostro Paese e che sta dando vita ad episodi sempre più preoccupanti. L'Italia è rimasta di gran lunga indietro su questo tema, in preda ad una retorica e ad una ideologia clericale volta solo a creare un consenso di ignoranza e pregiudizio. Rischiamo, inoltre, di retrocedere sempre più nella capacità di garantire la sicurezza e la serenità dei nostri cittadini. I Giovani IDV si batteranno come sempre affinchè il Governo italiano possa al più presto emanare non solo questo genere di provvedimento, ma riconoscere al più presto la pari dignità giuridica e sociale alle persone LGBTI. E' una questione elementare di civiltà.

Rosario Coco
Resp. Nazionale Scuola, Università e Cultura Giovani IDV

venerdì 15 luglio 2011

Biotestamento, barbarie legislativa














La legge sul testamento biologico approvata alla camera è un vero e proprio obbrobrio legislativo statalista e apertamente incostituzionale, che ignora le sentenze della magistratura e impone ai cittadini persino come morire. La cosa ancora più grave è che il nostro Paese viene drammaticamente escluso in tal modo dal dibattito internazionale sulle nuove frontiere della Bioetica, come gli studi sul genoma umano e la medicina personalizzata. Le nostre migliori intelligenze si devono purtroppo impegnare a ribadire le assurdità di questa legge.
Si tratta di un provvedimento contro la libertà individuale, contro il consenso informato e contro la possibilità di rifiutare le cure. Contro il parere dell'intera comunità scientifica internazionale l'idroalimentazione artificiale è considerata un trattamento di base e non una terapia, e viene esclusa la possibilità di rifiutarla da parte del paziente. Le direttive anticipate (DAT), inoltre, non saranno vincolanti per il medico, che potrà anche non tenerne conto. Ultimo colpo di coda, una emendamento del PDL che restringe in modo ulteriore il campo di applicazione delle DAT, stabilendo che si possano applicare solo a pazienti in stato vegetativo, a prescindere dalle condizioni di incoscienza e di prognosi irreversibile.
Insomma, fino a quando siamo coscienti, abbiamo determinati diritti, quando non lo siamo più, anche di fronte all'irreversibilità della malattia, la nostra libertà di scelta non vale più. Una vera e propria truffa, in cui si parla di biotestamento quando invece si vuole impedire al cittadino di scegliere, in nome di una propaganda ideologica vergognosa, che non ha riscontro in nessun Paese democratico. I Giovani IDV, che hanno già lanciato la campagna "sulla mia vita scelgo io", continueranno a combattere questa politica liberticida fondata sulla paura e sull'ignoranza e ci attiveremo sopratutto sul fronte dell'informazione e della sensibilizzazione dell'opinione pubblica.

scarica l'opuscolo sul testamento biologico di "Bioetica in Campo"

Rosario Coco

Resp. Nazionale Scuola e Università Giovani IDV

venerdì 8 luglio 2011

World Economics Associations: economie a confronto









Il 16 maggio è stata fondata una nuova associazione mondiale, la World Economics Association, che si propone di promuovere il dibattito e il confronto fra la pluralità dei metodi e degli approcci alla scienza dell'Economia. Come spiega molto bene dal blog del fatto quotidiano Francesco Sylos Labini, il dibattito sulla natura dell'economia è del tutto aperto, così come la questione circa lo status scientifico della materia, se possa essere assimilata ad una scienza “dura”, alla stregua della fisica, oppure se debba trattarsi di una scienza falsificabile, legata indissolubilmente alle scelte umane.

In un contesto in cui l'economia mondiale sta mutando criticamente la propria fisionomia e il proprio baricentro e in cui le differenze in termini di ricchezza e diritti tra le varie aree del pianeta e tra le fasce sociali aumentano in maniera sempre più netta, portare avanti una riflessione sui fondamenti e sugli obiettivi della scienza economica è sicuramente di fondamentale importanza. Bisogna ricordare, che l'economia, come scienza, nasce alla fine del '700 con l'opera di Adam Smith, il quale, al di là dell'impostazione classico-liberale, ampiamente storicizzata, partiva da un intento di carattere etico, promuovere la “ricchezza della nazioni” contro la povertà e l'arretratezza delle strutture sociali.

sabato 25 giugno 2011

New York chiama Italia: diritti e uguaglianza subito

















Ironia della sorte, è un governatore dal nome italiano, Andrew Cuomo, a capo dell'amministrazione che ha appena approvato i matrimoni omosessuali nello stato di New York, mentre l'Italia arranca ancora sulla legge contro l'omofobia, la più elementare forma di tutela che esista, slittata a metà luglio e con tutte le probabilità di essere stroncata dalle pregiudiziali di incostituzionalità. E' questo il paradosso di un Paese al contrario e si tratta solamente della punta dell'Iceberg di un sistema dove tutto è interconnesso e nulla avviene per caso. Dall'indifferenza per i diritti LGBTI, alla retorica oscurantista, dagli slogan omofobi al protrarsi di una razza politica fondata sul potere di lobby che maturano il proprio consenso sull'ignoranza e sulla pura demagogia. Dalla negazione dei diritti civili alla negazione di un Paese civile, ovvero di un Paese governato da una maggioranza realmente capace di fare gli interessi di tutti e non di pochi. E' tutto strettamente legato. Così come la questione dei diritti civili, per noi, è legata ad una questione più ampia, di carattere culturale, che riguarda la reale diffusione dei valori del rispetto e della valorizzazione delle persona, strumenti imprescindibili anche per il rilancio di una nuova stagione di formazione ed etica pubblica. Quel vento di cambiamento giunto con le amministrativa sta però iniziando a farsi sentire. Per la prima volta, infatti, il pride di Milano ha avuto, con Pisapia, il patrocinio del Comune. L'Italia dei Valori e i Giovani IDV hanno testimoniato sino in fondo la sua adesione alla causa LGBTI, partecipando con un proprio carro alla big parade di Europride Roma 2011 lo scorso 11 giugno. Per noi si è trattato, infatti, di qualcosa che va al di là della rivendicazione dei diritti e si inserisce in un battaglia di laicità, libertà, l'uguaglianza, cultura ed espressione artistica.

Rosario Coco

Resp. Nazionale Scuola e Università Giovani IDV

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