giovedì 24 marzo 2011

Con la Cultura. Contro i Barbari; la beffa del reintegro del FUS attraverso l'aumento dei carburanti





















Lo scorso mercoledì 23 marzo, ballerini, coreografi, compagnie, operatori, insegnanti, maestranze, tecnici e pubblico della danza hanno manifestato a Piazza Montecitorio contro i taglia alla Cultura e al Fondo Unico per lo Spettacolo operati dal Governo. Secondo il comunicato di Federdanza Agis, il mondo della danza vive da anni al limite della sopravvivenza e non c'è più nulla da tagliare nel mondo dello spettacolo. Il Cdm ha successivamente stabilito il ripristino del Fondo unico per lo spettacolo, che nel 2011 ammonterà a 428 milioni di euro, reintegrando circa 150 milioni.

Che sia Il crollo di Pompei o il crollo psicologico dell'ex ministro Bondi, ma forse ancora di più il crollo di Berlusconi nei sondaggi, qualcosa sta portando questo Governo a dar la parvenza di rivedere le proprie scelte in materia di Cultura, scelte che, se considerate insieme alla situazione drammatica in cui versa il mondo universitario, senza fondi e in attesa dei decreti attuativi della riforma, si possono tranquillamente definire barbare. Ma dove sta il trucco?

Ecco lo specchietto per le allodole: oltre al reintegro del FUS viene anche eliminato l'aumento di 1 euro sul biglietto del cinema. Che meraviglia, si direbbe. Ma ecco il veleno: verrà introdotta una nuova accisa sui carburanti di uno o due centesimi.

Per sostenere il Teatro della Scala, insomma, il pieno costerà di più. Ecco qui. Reintegrano i fondi alla cultura, ma restano sempre dei barbari.

E' un'operazione che fa ricadere il sostegno di un bene pubblico, qual'è la cultura, sulle tasche dei cittadini più deboli, quelli che il pieno lo fanno per andare a guadagnare 1000 € al mese, e che rischia di provocare un aumento generalizzato dei prezzi. Subdolamente, si da fiato anche a quella volgare sensazione per cui la cultura non serve ed è quasi un peso. Peggio ancora, si rischia di creare un capro espiatorio della crisi. Non a caso il Codacons ha già annunciato il ricorso al Tar del Lazio. Normalmente, gli aumenti di carburante vengono prestabiliti a seguito delle calamità naturali. Si tratta forse di una calamità? I nostri amici che protestano di fronte a Montecitorio sono forse un terremoto? Evidentemente fanno paura. Inoltre non si tratta di un semplice servizio pubblico, ma di un bene comune, più che altro un patrimonio. La Costituzione si impegna a rimuovere le disuguaglianze sociali. E allora questo provvedimento, possiamo dirlo, va in direzione esattamente opposta, perchè scarica il peso effettivo del finanziamento di un bene pubblico sulle fasce più deboli, allontanandole ulteriormente dalla possibilità di fruirne. Di fronte a questo, mi permetto di ricordare il ridicolo tasso del 5% sullo scudo fiscale, sul quale si sta ingrassando un oligarchia di privilegiati che riciclano denaro sporco; mi permetto di ricordare i 15 miliardi spesi in cacciabombardieri nel 2009; mi permetto di ricordare il progetto da 6 miliardi di euro per il ponte sullo stretto; mi permetto di ricordare, più semplicemente, la storia italiana dei condoni e la lotta all'evasione e agli sprechi che non si è mai fatta.

Mi permetto di dire, infine, che una Repubblica che si impegna a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana [...]” si impegna anche affinchè un operaio possa avere la possibilità di andare a teatro, non di mandarlo a quel paese quando fa il pieno rimanendo trincerato nell'orizzonte unico dello spettacolo targato Mediaset-De Filippi. Per questo e per mille altri motivi è necessario liberare la nostra Italia da questi barbari.

Noi Giovani IDV siamo con tutti i lavoratori del mondo dello spettacolo, perchè riteniamo che l'Arte, insieme alla Cultura, costituisca il patrimonio più importante del nostro Paese. Siamo convinti, inoltre, che le arti espressive siano a fondamento di una tradizione di studi alla base di discipline come l'educazione motoria, musicale e artistica, fondamentali scientificamente per il pieno sviluppo delle facoltà dell'individuo. L'Arte costituisce infine, insieme alla Cultura, il principale punto di riferimento si ciò che la Costituzione definisce “pieno sviluppo della persona umana”.

Rosario Coco
Resp. Naz. Scuola e Università Giovani IDV

martedì 22 marzo 2011

I Giovani e il caso Tranfaglia. Ripartire dalle idee

Ripropongo la mia nota sul caso Tranfaglia

La vicenda di Nicola Tranfaglia ha colto tutti noi giovani di sorpresa. Personalmente, nell'ambito della mia attività di Resp. Scuola e Università dei Giovani IDV, ho avuto l'onore di prendere parte in rappresentanza del Dip. Giovani all'organizzazione della Scuola di Formazione di Chianciano, un'idea del Professore che noi abbiamo portato avanti nell'interesse dei nostri giovani e in particolare di quei 200 ragazzi provenienti da tutta Italia che hanno vissuto la magnifica esperienza di vedere un partito politico impegnarsi per la loro formazione politico-culturale. Sono, e credo siamo tutti, profondamente costernati per una perdita del genere, perchè se la politica ha bisogno di cultura è vero anche il contrario, la cultura ha bisogno della politica per incidere sulla vita del Paese. Dopo un'attenta riflessione e dopo le tante telefonate e richieste di spiegazioni che mi sono arrivate, posso dire che all'origine di questa vicenda vi è una incomprensione di fondo protrattasi nel tempo, sulla quale non è dato entrare nel merito, che prescinde da singole frasi ed sms, ma che si pone anche al di là dell'interesse e dell'intuizione che il presidente Di Pietro ha sempre manifestato nei confronti del problema della formazione. Lo dimostra il grande entusiasmo con il quale accolse il successo di Chianciano, dalla prontezza con cui ha risposto pochi giorni fa alle domande degli studenti su Repubblica, grazie alla collaborazione con i giovani e al grande lavoro svolto in questi mesi da Letizia Bosco e Ilaria Persi dell'Area dip. Scuola, e infine dalla soddisfazione con la quale ha accolto ieri la grande manifestazione sulla programmazione musicale e sul FUS organizzata dall'Area dip. Musica e Danza di Matteo Segafreddo, che ha visto partecipare personaggi come Carla Fracci, il maestro Morricone e Nicola Piovani.
Quello che faremo come giovanile sarà proprio ripartire da tutto questo, dalle grandi risorse che i Giovani e il Dipartimento Cultura possiedono in termini di idee, entusiasmo e contenuti. Pertanto, l'impegno è di portare avanti il progetto della Scuola di Formazione Nazionale, portando almeno a 300 il numero dei partecipanti, proprio come disse il Presidente. Per fare questo, nel nostro piccolo, da giovani desiderosi di esprimersi ma sopratutto di formarsi e di imparare, cercheremo di stringere sempre di più le maglie della collaborazione e della sinergia con i nostri parlamentari impegnati nelle commissioni cultura e con tutti i componenti del Dipartimento Cultura, proseguendo un percorso che ci porti ad essere sempre più un crocevia fondamentale fra le idee dei Giovani e il Partito.

Rosario Coco
Resp. Nazionale Scuola e Università Giovani Italia dei Valori

domenica 20 marzo 2011

NOI TRADITORI? DICIAMO A GHEDDAFI CHE GLI ITALIANI SONO PER LA LIBERTA' DEI POPOLI! DA LUI E DA BERLUSCONI!
















In questa guerra che si sta scatenando contro Gheddafi, gli italiani sono effettivamente in mano di nessuno. L'Italia sta facendo la peggiore figura che si potesse fare sul piano internazionale, oltre al fatto che qualunque rischio ci possa essere, noi abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare per correrlo.
Gheddafi urla “ traditori” e minaccia ritorsioni su obiettivi civili e militari nel meditterraneo.
Ma la cosa più disarmante è che ha ragione. Perchè, guarda caso di fronte alla prima crisi internazionale seria che ci coinvolge direttamente, si sta manifestando improvvisamente tutta l'assurdità e il paradosso della politica internazionale di Berlusconi, che nei fatti va in una direzione diametralmente opposta a quella di tutti i Paesi occidentali.

Fino a qualche mese fa Gheddafi scorazzava per Roma con il suo tendone da circo, i suoi cavalli berberi, le sue amazzoni, le nostre fanciulle appositamente selezionate secondo il “90-60-90” per essere convertite all'islam (e quant'altro) e, cosa più allucinante, riceveva il baciamano di Silvio.

Allora è chiaro, ha proprio ragione, visto che adesso anche noi gli manderemo qualche missile e stiamo sostenendo l'attacco internazionale. Cos'è? improvvisamente ci rendiamo conto che eravamo alleati e amici fraterni di un dittatore criminale, oltre ogni necessità economica e logistica?

Io di dico che lo sapevamo già!
E allora diciamo a Gheddafi che è il suo amico Silvio ad averlo tradito e che gli italiani sono per la democrazia e per la libertà dei popoli da gente come loro!


Aderisci su Facebook!
http://www.facebook.com/pages/Noi-traditori-No-Silvio-ti-ha-tradito-te-lo-mandiamo-ora-a-Tripoli/171435142909371?sk=wall

venerdì 18 marzo 2011

Io domani a Piazza Navona


Domani a Piazza Navona!
Perchè non si tratta di una semplice battaglia referendaria, ma di una battaglia di civiltà.
Tutto il mondo stava rivedendo già da anni le politiche energetiche sul nucleare, ancora prima della tragedia giapponese. Adesso la Germania ordina la chiusura di 7 impianti nucleari, senza essere un Paese sismico. Ancor prima di Fukushima, vi erano mille ragioni per rifiutare il nucleare, compreso il nostro referendum di 24 anni fa. Ora il Governo tentenna e la Prestigiacomo in un fuori onda ne fa una mera questione di voti. Io e tutti quelli che domani saranno in piazza o sulla rete a seguirci (www.giovanidivalore.it), credo possiamo farne una questione di vita o se preferite di incoscienza. Quando si dice di essere per la vita...

Il referendum per l'Acqua Pubblica, in un Paese che è in mano ad una privatizzazione selvaggia, ha un significato che va anche oltre il merito della questione: difendere i beni comuni, quell'idea secondo la quale esiste un patrimonio pubblico che non può essere alienato, di cui l'acqua è sicuramente parte.

Il referendum sul legittimo impedimento, infine, ha il merito di chiarire un principio semplicissimo che sembra diventato qualcosa di orrendamente bolscevico, ma è invece a fondamento della Repubblica: la legge è uguale per tutti, senza aggiungere altro.

Per tanto, non importa l'appartenenza politica, essere in questo o in quell'altro comitato, questi referendum sono una speranza per il Paese intero, una speranza di futuro.
Per questo, domani, diamo vita ad una grande Piazza, a Roma e sul web. E' ora.



martedì 15 marzo 2011

Io voto fuori sede! firma la petizione!









L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro; tutti i cittadini sono uguali; lo studio è un diritto;
I ragazzi di iovotofuorisede.it hanno promosso una petizione che ha già dato importanti risultati a livello parlamentare e che ora prosegue per ottenere l'elaborazione di un ddl che consenta il voto fuori sede di studenti e lavoratori. Credo che rendere effettivo il diritto al voto di 600.000 tra studenti e lavoratori sia uno dei primi passi fondamentali per iniziare ad riaffermare la dignità, la priorità e l'importanza di due categorie sociali che ormai vengono quotidianamente considerate l'ultima ruota del carro.

Vi invito a firmare online e a diffondere l'iniziativa!
www.iovotofuorisede.it



Rosario Coco

domenica 13 marzo 2011

Programmazione musicale e FUS - Alcune proposte















Dopo il crollo di Pompei, il Colosseo viene fatto restaurare solo da imprese edili, senza calcolare minimamente i restauratori;

al FUS vengono congelati quasi 80 milioni di euro nell'arco di un mese; in terra leghista si iniziano a censurare i libri di Saviano.

L'Università viene regalata in mano alla grande azienda italiana privata con i conti in rosso.

In Italia spendiamo per le auto blu due volte l'intero stanziamento annuale per i beni culturali.

Tutti questi fenomeni sono collegati da un fattore molto semplice:l'incapacità e il totale disinteresse del Governo nel gestire la più grande ricchezza che abbiamo, la Cultura e l'Arte. Per questo, dopo il grande evento del 3 marzo sull'Università e la Ricerca, l'Italia dei Valori promuove “Programmazione Musicale e F.U.S. - Alcune proposte”, lunedì 21 marzo 2011 ore 15, Sala Conferenze ex Hotel Bologna, Roma, un dibattito al quale parteciperanno anche Carla Fracci, Ennio Morricone, Nicola Piovani. L'intento è quello di discutere quali misure e strategie possano risollevare le sorti del mondo dello spettacolo italiano, che costituisce parte integrante di un patrimonio patrimonio culturale da difendere in ogni sua forma ed espressione.

Diretta streaming su www.giovanidivalore.it

mercoledì 2 marzo 2011

Uno strano appello per il 12 marzo


In questo video su Repubblica, ragazzi pakistani giocano al Kamikaze.
Nel video c'è scritto che queste immagini possono urtare la sensibilità degli utenti.

Io direi, perchè mai?

Le colpe dei bambini sono sempre le ultime. I piccoli pakistani, in fondo, imitano degli eroi che hanno dato la vita per sfamare la famiglia e per andare in paradiso. Al Qaeda pesca in un oceano di fame e povertà.
Nel mentre, il nostro Premier, senza che ci sia il tondino rosso sullo schermo e con i bambini davanti alla TV magari tristi per qualche batosta a Scuola di quelle che ci vogliono, dice tranquillamente che
la scuola NON educa e quindi NON serve, che una precaria deve sposarsi con Piersilvio e che per andare a cena ad Arcore e magari catapultarsi in qualche poltrona basta praticamente essere belle e disponibili.

Anche quelle immagini urtano la mia sensibilità.

In tanti video sulla rete, intanto, i nostri bambini per "bene" giocano a imitare tronisti e veline, o magari a picchiare in branco un disabile. Tranne i casi di particolare vena artistica, la maggior parte di loro al successo facile, pensa che in fondo studiare in ogni caso non serva, ma, ancora peggio, pensa che non serva neanche troppo saper ballare o cantare, ma magari fare qualche altra cosa o che filmare una violenza gratuita renda più forti. Sono idee a volte latenti e inconsce, ma ormai radicate.

La vera differenza è che i bambini pakistani sanno di poter contare solo sulle proprie forze per sopravvivere e su quelle dei propri cari, mentre ai nostri stiamo inculcando un modello in cui pensare solo a se stessi, apparire, sopraffare e vendersi è la sola e unica cosa che conta, al di là di quello che si vale, che si sa fare, che si è. Un modello preconfezionato di "vita", all inclusive, persino di come vivere i rapporti umani, se pensiamo ai reality, ma anche allo stile di certi TG e di vari programmi.

Quei bambini sono poveri, hanno fame, ma la vita la scopriranno da sè toccandola con mano. Non si tratta per nulla di moralismo, ogni stile di vita è lecito, anche il più "allegro", ma nel rispetto degli altri, delle regole e purchè venga fuori dal mondo reale e dalla propria coscienza, non dallo schermo, e senza l'aiuto di Maria De Filipppi, del Grande Fratelllo o di Studio Aperto (ma ormai potremmo aggiungere nella lista anche i discorsi di B.)

Se quello di Al Quaeda è terrorismo materiale, quello della fame, il nostro è terrorismo delle menti, quello che toglie la libertà di essere.
Ci sono due antidoti a tutto questo:

emancipazione e conoscenza.

Difendiamole, ancora una volta, il 12 marzo.

Rosario Coco

lunedì 28 febbraio 2011

Idee nuove per l'Università

Ecco il documento disponibile su giovanidivalore.it con una serie di proposte nuove per favorire il dibattito in rete sull'alternativa per l'Università e la Ricerca

venerdì 11 febbraio 2011

Rosario Coco contro PDL e LEGA sulla retorica del fine vita



Al dibattito "Quale terminologia sulla Bioetica", lo scorso 31-01-2011, mi sono trovato ad intervenire contro i rappresentanti di PDL e LEGA (Di Virgilio e Polledri) che cercavano disperatamente di arrampicarsi sugli specchi; dopo tre ore di convegno per chiarire i termini della Bioetica erano ancora a parlare di indisponibilità della vita umana senza se e senza ma e sopratutto senza capire che la cosa più inviolabile dell'individuo è la propria libertà di scegliere in modo sereno e consapevole sulla propria esistenza.

http://www.giovanidivalore.it/content/quale-terminologia-la-bioetica-sintesi-del-dibattito-scientifico

giovedì 27 gennaio 2011

Una breve nota sulla Memoria


La Storia si ripete. La teoria dei corsi e ricorsi storici ha sicuramente un suo fondo di verità. Ci sono delle costanti che nelle vicende umane sembrano alternarsi in modo quasi infallibile.
Il tempo delle crisi, delle persecuzioni, delle torture, il tempo delle crociate, delle ideologie e dei fondamentalismi. Il tempo in cui si bandiscono i libri, l'arte e la cultura; il tempo dell'intolleranza.
La Storia volge tuttavia verso uno scenario in cui il sapere è sempre più condiviso e dove attraverso la scienza si ha la possibilità di conservare e diffondere la conoscenza in modo quanto mai capillare.
Certamente, la nostra generazione si trova di fronte a strumenti prima impensabili e a responsabilità colossali e mai viste. Ma abbiamo anche la grande opportunità, tuttavia, di rendere davvero indelebile la memoria di certi fatti, e dobbiamo farlo proprio in virtù delle sfide che ci attendono. La rete, la comunicazione, la formazione devono essere i veri obiettivi del futuro globale, perchè forse per la prima volta nella storia delle vicende umane si ha la possibilità di imprimere nella memoria collettiva un ricordo di certi eventi che sia critico e consapevole.
L'alfabetizzazione informatica è il seguito naturale di quella storica, che portò le masse popolari a saper leggere e scrivere. Testimonianze quasi sconosciute, perchè legate ad argomenti rimasti per secoli nell'ombra, adesso girano grazie alla rete, oltre ogni censura più o meno esplicita.
Che il nostro progresso etico e morale sia molto più lento e complesso di quello scientifico è un fatto assodato. Tuttavia, nella sua storia, l'umanità è stata anche capace di fare grandi cose. E se esistono delle costanti storiche, non significa che una costante sia eterna solo per il fatto che si ripeta.
Come diceva Hume, che il sole sorga domani è un fatto di abitudine. E quella era la stagione dei lumi, che ebbe il grande pregio di saper guardare avanti ma anche il grande difetto di volgere la propria luce solo verso il futuro. Noi invece dobbiamo avere l'astuzia di illuminare nella propria interezza il passato, il presente e il futuro e forse siamo i primi a poter disegnare le fondamenta di una comunità umana della memoria in cui ognuno possa farlo da sé.

mercoledì 19 gennaio 2011

Il LINGUAGGIO DELLA BIOETICA, UN CROCEVIA PER LA LAICITA'


Il prossimo 31 Gennaio, il Dipartimento Sanità e Salute di Italia dei Valori, insieme alla Consulta di Bioetica Onlus e al centro studi Politeia, promuove il dibattito, “Quale terminologia per la Bioetica? Un dizionario per la Politica” presso, Palazzo Marini, ore 14.00, Sala delle colonne, Roma. Parteciperanno alcuni tra i più noti studiosi italiani dell'argomento, tra cui Stefano Rodotà, Maurizio Mori, Eugenio Lecaldano, Carlo Flamigni, oltre che esponenti del mondo politico appartenenti a diversi schieramenti, come l'On. Palagiano, l'On. Della Vedova e il Sen. Marino.


L'obiettivo dell'iniziativa è la chiarificazione del linguaggio e della terminologia utilizzate dalla politica in merito ai cosiddetti temi etici. Si tratta, purtroppo, di smascherare un vergognoso gioco demagogico che fa leva in modo strumentale sulle paure e sugli istinti più profondi dell'individuo, che il più delle volte non ha gli strumenti cognitivi per difendersi dalla mistificazione di argomenti così complessi. Senza la minima delicatezza per i drammi personali e familiari che queste vicende comportano, sentiamo ormai parlare a ruota libera di vita, omicidio, abbandono di disabile, morte di fame e di sete, crudeltà, e abbiamo assistito negli anni a fenomeni di vera e propria gogna mediatica nei confronti di personaggi come Piergiorgio Welby e Beppino Englaro, che altra colpa non hanno se non quella di aver lottato entrambi per il principio di autodeterminazione del paziente e per la libertà di scelta sul proprio corpo, fondata sugli articoli 3, 13 e 32 della Costituzione.

Una delle cause di questo fenomeno, la più importante, risiede sicuramente nel fatto che in Italia una determinata area culturale, strettamente legata al potere politico e supportata dai media, ha scelto di difendere a spada tratta un'ideologia di carattere confessionale e a tratti integralista, senza tener minimamente conto di un panorama medico-scientifico mutato più negli ultimi 40-50 anni che nell'intera storia della medicina, e facendone, cosa ancora più grave, una rinnovata e potentissima arma di persuasione.

Assistiamo ormai regolarmente a esperti, prelati e opinionisti che travisano ad arte il significato dei termini al di là di ogni riferimento e fondatezza scientifica. La “difesa della vita”, come se qualcuno dall'altra parte fosse “per la morte”, ed è ormai diventata un leitmotiv consolidato da parte di gruppi di interesse molto influenti in Italia, che fanno della potenza mediatica di certe immagini retoriche un arma di potere e di consenso a livello politico.

Negli ultimi anni, la bioetica è entrata nell'agenda politica, è questo ha determinato una contrapposizione sempre più aspra e frontale tra laici e cattolici, i due presunti schieramenti che secondo i media riassumerebbero le posizioni in gioco. In realtà, siamo di fronte ad un'immagine ampiamente distorta; se il fronte “laico” spesso non riesce a trovare uniformità d'azione, specie sul piano politico, non esiste concordia nemmeno all'interno della Chiesa cattolica, né tantomeno, cosa più importante, su come comportarsi nei confronti della politica. La Chiesa tedesca, ad esempio, si pone su posizioni diverse rispetto a quella romana, avendo predisposto già nel 2003 un modello di testamento biologico per il cristiano e, sopratutto, avendo favorito il dibattito in Germania sull'argomento, senza entrare nel merito delle scelte fatte poi in termini legislativi dal Governo tedesco. Per non parlare della galassia di chiese e comunità cristiane ed evangeliche che hanno assunto posizioni lontane da quelle vaticane, insieme ad eminenti personalità della cultura internazionale come il teologo Hans Kung.

Tuttavia, senza entrare nel merito delle dottrine, è chiaro che il dibattito italiano ha assunto toni inaccettabili e non possiamo più lasciare che un pensiero di carattere ideologico e confessionale continui a condizionare in modo così pesante la politica italiana, come troppe volte è successo; basti citare, tra gli ultimi episodi, l'appello del cardinale Bagnasco, a pochi giorni dalle elezioni regionali del Lazio, a votare “per la vita e contro l'aborto”, o l'assurda indizione per il 9 febbraio prossimo della “giornata degli stati vegetativi permamenti”, che vorrebbe inculcare negli italiani l'idea che i magistrati hanno voluto la morte di Eluana Englaro. L'idea del Governo, inoltre, di riprendere prossimamente il ddl calabrò sul testamento biologico, di impostazione chiaramente cattolica, è palesemente funzionale al semplice scopo di recuperare consensi presso i centristi e di spaccare il fronte dei i finiani, come ha denunciato anche Famiglia Cristiana.

Al di là delle divisione del “fronte ideologico”, è necessario pensare in modo concreto alla costruzione di un fronte laico, trasversale, che possa attuare finalmente quei valori di laicità e libertà garantiti dalla costituzione. E' necessario, sopratutto, far passare nel tempo l'idea che laicità non significa relativismo e immoralità. Abbiamo bisogno di una cultura dell'etica e dell'educazione fondata su valori pubblici e condivisi, nella migliore tradizione dei documenti internazionali sui diritti umani, che possa chiaramente mostrare di non essere quello che non è, ossia l'anticamera del relativismo, come spesso viene additato ogni tentativo di emancipazione dal confessionalismo dominante nel nostro Paese.

Infine, bisogna ribadire che questi sono temi che riguardano nel modo più intimo la salute e la libertà del cittadino, basti pensare alla possibilità di poter disporre del proprio corpo da parte della donna, alla libertà di scegliere a quali trattamenti medici sottoporsi anche in situazioni irreversibili di incoscienza, alla possibilità insomma di veder rispettate la propria sofferenza e le proprie idee sulla vita e sulla morte. Noi riteniamo che tali argomenti debbano essere affrontati a partire da un confronto serio con la comunità scientifica, giuridica e filosofica e per far questo è necessario iniziare a far luce sul significato dei termini in questione, troppo spesso ormai svilito dalla retorica degli slogan.

lunedì 10 gennaio 2011

L'educazione sessuale non è una minaccia alla libertà religiosa




Dall'educazione sessuale al “monopolio statale della scuola”. Questi sono i problemi della Chiesa di Ratzinger. Ma la “fede” e i credenti, sono sempre più lontani.

Anno nuovo Chiesa vecchia. Discorso di inizio anno al corpo diplomatico della Santa Sede. In due dei passaggi più importanti, Benedetto XVI dichiara che la libertà religiosa nella UE sarebbe minacciata dall'educazione sessuale che viene impartita in certi paesi.
“Non posso passare sotto silenzio un'altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un'antropologia contraria alla fede e alla retta ragione”.

Premesso lo sconcertante fardello storico che la chiesa cattolica si porta dietro in termini di negazione della libertà religiosa, fatto di secoli di crociate, violenze e inquisizione, ammettiamo pure che siano sufficienti il mea culpa di Giovanni Paolo II per i peccati della Chiesa Cattolica e, prima ancora, l'annunciata svolta del Concilio Vaticano II, rimasta purtroppo solo “annunciata”. Pur tralasciando il passato, le parole di Ratzinger sono una limpida manifestazione della volontà di una Chiesa premoderna, come più volte hanno affermato diverse personalità del cattolicesimo dissidente, come Hans Kung, e come si è visto di recente nel caso dei vescovi lefebvriani.

Venendo al punto; perchè l'educazione sessuale minaccia la libertà religiosa? Se la libertà religiosa dei cattolici deve fondarsi sull'inconsapevolezza della sessualità e dei suoi fenomeni o su una visione diversa di essa, non bastano forse le parrocchie e i catechismi a diffonderla? E, sopratutto, il fatto che la partecipazione sia “imposta”, è una cosa del tutto normale, se usassimo il termine “ordinaria” magari. Evidentemente a Ratzinger non sta bene che vi siano Paesi dove lo stato si occupi di educare attraverso la Scuola pubblica anche sui temi che riguardano l'etica, senza aver cura dell'insegnamento della religione cattolica, fornendo quindi non precetti, bensì informazioni e strumenti.

Tuttavia, la cosa più importante: libertà religiosa significa libertà di scegliere tra idee diverse: anche quando i contenuti trasmessi da questi corsi fossero contrari alla fede, è proprio lì che si esercita la libertà del singolo, quel libero arbitrio che fa parte della migliore tradizione teologica; tutt'altro è pretendere l'uniformità del pensiero. Che essi poi, siano contrari alla retta ragione, è un'affermazione degna del più classico stile inquisitorio, in quanto è necessario riconoscere che le strade della ragione non si trovano solo a San Pietro, ma esistono comunità scientifiche internazionali delle quali bisogna avere rispetto.

Meglio ancora, bisogna ricordargli che la ragione di Tommaso d'Aquino, e se vogliamo anche quella del razionalismo filosofico, sono meravigliose conquiste della filosofia così come la stampa di Gutemberg nell'ambito della tecnologia: a loro ogni onore, ma hanno semplicemente fatto il loro tempo. Infine, in modo molto più semplice, è necessario ricordare questo: l'educazione sessuale di cui parla il Papa è un fenomeno per sua definizione “educativo” e pubblico. Se il papa scendesse nel merito indicando un corso dove si insegna qualcosa di osceno ed indicibile sarebbe diverso, ma restando in un ambito generale, educare la cittadinanza cercando di livellare le differenze sociali è quanto dovrebbe fare un Paese democratico ed è anche quello che è scritto nella nostra Costituzione.

Nel concreto, un corso di educazione sessuale è uno strumento utilissimo affinchè, ad esempio, la figlia di un padre che non è ginecologo e magari non ha studiato ed è purtroppo abituato a trattare come tabù l'argomento, possa evitare di rimanere incinta a 13 anni. Questo fenomeno si è reso ad esempio preoccupante negli ultimi anni in particolar modo in Inghilterra, ma pensiamo anche a quale ruolo possa avere l'educazione sessuale nei paesi in via di sviluppo dilaniati dall'AIDS. In ultima analisi, se per la Chiesa Cattolica, la libertà del credo cattolico è minacciata da qualcosa che è sostanzialmente educazione e formazione, nel senso più illuministico del termine, per di più su fenomeni che riguardano strettamente la natura dell'uomo, allora il discorso è semplicemente inverso, è il credo cattolico che minaccia la democrazia. O, quantomeno, il credo secondo il magistero cattolico e la dottrina ufficiale della Chiesa Romana, ormai peraltro in conflitto con diversi episcopati europei, tra cui quello tedesco.

In un altro passo del discorso Ratzinger ha affermato:

“è preoccupante che il servizio che le comunità religiose offrono a tutta la società, in particolare per l'educazione delle giovani generazioni, sia compromesso o ostacolato da progetti di legge che rischiano di creare una sorta di monopolio statale in materia scolastica, come si constata ad esempio in certi Paesi dell'America Latina"
Riconoscere la libertà religiosa - ha detto il Papa durante l'udienza - significa anche garantire che le comunità religiose possano operare liberamente nella società, con iniziative nei settori sociale, caritativo od educativo. In ogni parte del mondo, d'altronde, si può constatare la fecondità delle opere della Chiesa cattolica in questi campi". "Esorto tutti i governi - ha aggiunto - a promuovere sistemi educativi che rispettino il diritto primordiale delle famiglie a decidere circa l'educazione dei figli e che si ispirino al principio di sussidiarietà, fondamentale per organizzare una società giusta".

Senza scendere nel merito della situazione dell'America Latina, dal calderone incredibile che si addensa in queste parole, bisogna scindere l'opera del missionario, che ha i suoi pregi, dalla rivendicazione della libertà educativa e da certi allarmismi. Credo che l'idea di “monopolio statale in materia scolastica” sia un concetto tanto assurdo quanto fuorviante. Il monopolio si ha di una merce e di un mercato. La cultura non è una merce. O forse per loro si, viste le rette delle scuole cattoliche in Italia. Ad ogni modo, andando con ordine, l'istruzione, quella pubblica, è un'istituzione, per cui è necessariamente statale. Sarebbe come parlare di monopolio del potere esecutivo. Ad essa spetta l'educazione della cittadinanza secondo i principi costituzionali.

Si tratta pertanto di un impostazione del problema macchiata da un pesante sofisma. Il discorso sulla libertà di insegnamento e la libertà religiosa va pertanto scisso dalla fantomatica invenzione del monopolio statale dell'insegnamento. Che oltre all'istruzione pubblica debba essere garantita la libertà religiosa e di insegnamento è chiaro, ma è essa non viene garantita salvaguardando LA Chiesa cattolica, bensì ogni tipo di insegnamento che sia in grado di guadagnarsi la fiducia degli utenti e, sopratutto, non comporti oneri per lo Stato (art. 33). E' proprio quel “monopolio statale” a garantire la libertà religiosa, perchè fa capo direttamente allo Stato, che in una democrazia è l'ente cui compete la dialettica tra le diverse parti sociali e la garanzia di ogni libertà attraverso le leggi. Inoltre, sentir dire che, in generale, tutti i governi devono rispettare la libertà delle famiglie nella scelta educativa e devono ispirarsi al principio di sussidiarietà e di giustizia sociale, ha realmente del tragicomico, se pensiamo alla situazione italiana.

E' pressoché inutile ricordare che nel nostro Paese le scuole cattoliche sono quasi sempre scuole d'èlite, con rette che nulla hanno a che vedere con la sussidiarietà, e inoltre, in barba alla giustizia sociale e agli insegnamenti evangelici, la CEI non fa altro che barattare da mesi un briciolo di silenzio in più sui disastri del governo e sugli scandali sessuali del Premier con il mantenimento forzato dei finanziamenti alle proprie scuole (e di altri privilegi), che sono la stragrande maggioranza delle scuole private (sempre per parlare di libertà religiosa, basta vedere la nota del ministero del tesoro del 2-11-2010). Costi quel che costi, anche che il figlio dell'operaio vada in prima elementare con 35 compagni di classe e una scuola pericolante, che gli insegnanti precari facciano la fame, che lo studio diventi un privilegio. Insomma, con tutto il rispetto, invece di pensare all'educazione sessuale, ai “monopoli” e ai massimi sistemi, Ratzinger ripassi il Vangelo: potrebbe sembrargli “relativista”.



http://www.repubblica.it/esteri/2011/01/10/news/papa_sicurezza_cristiani-11040589/?ref=HREC1-8

domenica 21 novembre 2010

Università, ecco dove andiamo: il Politecnico di Milano chiede fondi ad ex laureati e ricercatori precari.


Tra i piccoli grandi indizi circa la direzione che la nostra Italia sta prendendo, c'è una lettera inviata all'Ing. M. M., di cui tralasciamo il nome, firmata dal Rettore del Politecnico di Milano. Si chiede una donazione di almeno 100€ per il finanziamento delle borse di studio, nell'ambito della “Campagna permanente di raccolta fondi a favore della Scuola di Dottorato del Politecnico di Milano”. Si tratta di una campagna rivolta agli ex laureati, sull'esempio di un neo- ingegnere che avrebbe preso l'iniziativa. La realtà particolare è descritta nuda e cruda: “Nel 2009, solo il 50% dei giovani idonei a frequentare la Scuola di Dottorato ha avuto accesso a una borsa di studio: dei 186 candidati a cui non è stato possibile finanziare il progetto di ricerca, 115 non hanno potuto iscriversi per mancanza di mezzi. Molti di essi hanno dovuto cercare un dottorato finanziato all'estero”. Si prosegue spiegando, nemmeno tanto tra le righe, che il destino del Politecnico e della sua tradizione è appeso praticamente a donazioni e contributi. E' a questo che siamo arrivati, tuttavia non troviamo nessun cenno alla realtà generale, ovvero il fatto che ormai il nostro Paese ha smesso di investire nell'innovazione e nella ricerca, in tutti i settori, perchè si tratta evidentemente di qualcosa che non è tra le priorità di chi ci governa, e forse va anche in contrasto con determinati interessi particolari. Dulcis in fundo, mercoledì 17 novembre, sul Fatto Quotidiano, appare un articolo che ha per protagonista la ricercatrice Marta Petroboni. Nonostante attenda ancora il pagamento di 800€ per l'anno di didattica svolto e appartenga a quella classe di ricercatori sfruttati che trainano l'insegnamento universitario in Italia senza potersi progettare un futuro, ha ricevuto anche lei medesima lettera, in cui le si chiede la donazione. In allegato c'è il bollettino postale, con una breve descrizione della situazione, in si cui spiega che effettuare una donazione è “risposta più efficace per contrastare la fuga dei nostri giovani più brillanti verso centri di ricerca esteri e fornire maggiori opportunità di crescita a tutto il Paese”. Una situazione che ha del grottesco, del surreale, del vergognoso. Sembra che si punti ormai ad una competizione tra infinite fasce di poveri nella quale si perda di vista il vero problema. La migliore risposta alla “fuga dei cervelli”, non sta assolutamente nell'elemosinare 100€ agli ex laureati e a coloro che possibilmente sono in condizioni altrettanto precarie. La domanda che sorge spontanea, oggi, è “quanti rettori abbiamo sentito scagliarsi con forza contro le dissennate scelte del governo, per cui la formazione dev'essere di pochi, elitaria e privata, costi quel che costi, e contro il denaro investito in grandi opere, spese militari e scuole private?” Quanti rettori sono balzati in aria, anche solo per il principio, di fronte alla nota di Tremonti del 2 novembre, che garantiva 250 milioni di € “ad hoc” per le paritarie? E' questo che si dovrebbe fare prima di avviare questo genere di campagne. Avessimo letto magari nella lettera qualcosa del tipo “nonostante la protesta”, nonostante una “strenua opposizione”, “per colpa di certe scelte siamo costretti a”. Sarebbe stato diverso. Nel modo in cui viene presentata, invece, sembra quasi che questa situazione sia una calamità naturale, quando è invece frutto di qualcosa di anche “troppo umano”, per dirla con Nietzsche. Il miglior modo per confondere le responsabilità.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/15/strane-storie-il-politecnico-...

Rosario Coco

venerdì 19 novembre 2010

Evoluzionismo 2010...

Sintesi dell'intervento di Telmo Pievani il 27 maggio 2010 a Reggio Emilia, nell'ambito del ciclo di conferenze "Elogio della laicità e del pensiero critico"

martedì 2 novembre 2010

LA SFIDA DI OBAMA E LE ANOMALIE DELLA DEMOCRAZIA


Mentre noi nella nostra piccola italietta siamo costretti a giochicchiare tra il bunga bunga e il parlamento in vacanza, oggi 02-11-2010, dall'altra parte del mondo si gioca una partita fondamentale, dove il Presidente forse più innovatore e progressista degli Stati Uniti si trova a fronteggiare nelle elezioni del Midterm l'avanzare del Tea Party, il movimento neoconservatore di estrema destra che sta culturalmente e materialmente fagocitando i repubblicani e che fa appello ai peggiori istinti razziali e nazionalistici a base di fondamentalismo-cristiano.

In Italia abbiamo certamente delle "destre" che stanno più o meno assumendo questo atteggiamento, ma dobbiamo sempre guardarci intorno, perchè ci sono fenomeni inquietanti nel mondo anche in quelle democrazie che sembrano funzionare meglio della nostra. Crisi e paura, sono i due cavalli cavalcati dai repubblicani. Tuttavia il loro partito sta subendo un decadimento morale che per certi versi e con le dovute proporzioni si avvicina al nostro PDL. Obama paga in parte alcune errori del suo partito, la crisi strutturale degli Stati Uniti, i pantani di guerra ereditati da Bush e la difficoltà di adempiere a tutte le proprie promesse in soli due anni. Certo, se confrontiamo i due anni di Obama con quelli di Berlusconi, non c'è partita. La riforma sanitaria inserita in quel contesto e in quella mentalità, vale tre rivoluzioni. L'equivalente in Italia come impatto culturale sarebbe forse l'introduzione dell'ICI e delle altre imposte per la Chiesa.

Quello che dobbiamo comprendere è che, se in Italia abbiamo avuto una delle peggiori derive democratiche della Storia mondiale, i "semi" delle anomalie della democrazia sono molto più profondi di un Berlusconi, ma anche della stessa cricca che lo sostiene e del comitato di interessi di stampo criminal-mafioso alle spalle, che gli ha permesso di impossessarsi dell'informazione. Il virus latente della democrazia è culturale. La società occidentale deve rendersi conto è necessaria una nuova campagna di sensibilizzazione etica, che sia in grado di fare da contro-altare a questo fondamentalismo-cattolico-cristiano che in Europa come in America sta facendo nascere gruppi razziali e reazionari. E' necessario che certe autorità religiose come la stessa Chiesa Cattolica cambino completamente registro. Se vediamo le posizioni del Tea Party sui temi etici, praticamente sono quelle di Ratzinger. Ma una nuova etica pubblica dovrà avere dei veri pilastri laici, dovrà fondarsi sulle costituzioni scritte in occidente sin dal 1789 e su un approfondimento di esse che colga tutto quello che possono insegnarci le tradizioni degli altri continenti, che chieda aiuto, perchè no, anche a quella filosofia non troppo accademica che a volte riesce a parlare anche ai più (solo due esempi, Levinas-Foucault). Dovrà realmente porre in atto tutto il potenziale di democrazia che internet e la rete possono offrire, cercando di cogliere il meglio da quei fermenti di avanguardia come il partito "pirata" europeo, linee di pensiero come il movimento "ZeitGeist" e tanti altri, che hanno sicuramente le loro ragioni.

Su questo punto, e forse sorprenderò qualcuno, credo che l'Italia abbia una marcia in più. Nonostante la devastazione incredibile che sta subendo, sul piano dei contenuti, il nostro sistema di Istruzione è sempre stato superiore a quello americano e a molti tra quelli europei e mondiali. E' sempre stato eccessivamente teorico, è vero, e i problemi degli ultimi anni riguardano certamente l'immobilismo, l'aggiornamento dei programmi, l'organizzazione, i finanziamenti, il mondo del lavoro. Pensiamo tuttavia a quanto era apprezzata, prima della riforma Gelmini. la nostra Scuola elementare e pensiamo a quanti ricercatori, studiosi e tecnici abbiamo portato in tutto il mondo. Forse ancora siamo in tempo, a condizione di una svolta anche dolorosa, per recuperare una tradizione culturale di formazione che per i suoi contenuti straordinari può a mio avviso dire moltissimo in questo dibattito sui fondamenti dell'Etica pubblica. Basta vedere i programmi (ormai però spesso sulla carta) di Storia, Letteratura, Filosofia che esistono nei nostri Licei. E' difficile trovarli in America come nel resto dell'occidente. E' un modello da recuperare e in gran parte da esportare.

Dobbiamo sbrigarci a chiudere questa fase nera della repubblica, perchè sta distruggendo ogni riflessione politica e ci sta impedendo di seguire gli sviluppi della modernità, della scienza, della tecnologia, del dibattito etico mondiale. Ci sta portando indietro in tutti gli aspetti del progresso. Dobbiamo essere mentalmente già liberi da questa gabbia ed assumere la dignità di farci ascoltare da tutto il mondo per quello che siamo, non mafia, pizza, spaghetti e bunga bunga, ma il Paese con più memoria e saggezza del mondo. Altrimenti, il nostro potenziale rischia di non avere i mezzi per esprimersi e di scomparire definitivamente dalla storia della cultura.

lunedì 1 novembre 2010

E' DAVVERO IMPOSSIBILE DIALOGARE CON I BERLUSCONES?

Leggendo un commento ad un articolo sul "Bunga Bunga" di Leonardo Tondelli, blogger dell'Unità, mi sono chiesto se veramente è possibile far ragionare certa gente.

http://leonardo.blog.unita.it//La_bufala_del_bunga_bunga_1696.shtml

Il commento è della serie "non ne vale proprio la pena tanto sono capre e/o invasati e c'è molto altro da fare" . Però ho pensato che forse è necessario ricominciare a porsi il problema di parlare con queste persone, pena l'autoreferenzialità, anche spiegando l'ABC, non perchè siamo maestrini, ma perchè leggiamo la Costituzione. Spesso infatti è una questione di indifferenza e impreparazione di base sulla politica, unita ad una sorta di "cotta" mentale per il "capo". Inoltre credo che il futuro sarà anche di quelli che riusciranno a parlare a quell'altra parte "smarrita" dopo la caduta del capo carismatico. Ho voluto quindi condividere la mia risposta a questo utente.

ECCO IL COMMENTO DI TALE "SLY"
"se saltassero fuori foto compromettenti di niki vendola con un tutù e tacchi a spillo con un compagnetto brasiliano si parlerebbe di scandalo o cisi appellerebbe al diritto di privacy ? probabilmente la seconda.
La sinistra da tempo non fa politica, non propone idee in cui credere ma fa solo moralismo bigotto ed i famosi 2 pesi 2 misure."

ECCO LA RISPOSTA CHE HO PROVATO A DARE (non ancora pubblicato)

Caro SLY,

bell'esperimento mentale, proviamo a ragionarci. Allora, se l'ipotetico compagno brasiliano di Vendola in tutù fosse finito in arresto e Vendola avesse telefonato in Questura per farlo rilasciare, la cosa assumerebbe la stessa importanza. O, ancora, se il compagno brasiliano fosse uno dei prossimi candidati di SEL in parlamento o da qualche altra parte (caso D'Addario e non solo), idem. Inoltre, se i tanti amici brasiliani di Vendola entrassero serenamente senza alcun controllo nelle residenze ufficiali, anche lì, stessa cosa.
Ultima cosa, se Vendola avesse fatto propaganda spudorata sfruttando il proprio privato e la propria (falsa) vita familiare (vedi l'opuscolo del 2001), anche in quel caso sarebbe da condannare.

Purtroppo, tutte le volte che sono venute a galla certe vicende sul caro Silvio, non c'è stata una sola volta che non si siano mischiate indissolubilmente con affari pubblici. Possiamo farci rappresentare in Europa, in parlamento e nelle regioni dalle amiche/escor di Silvio? Possiamo rischiare crisi diplomatiche con altri Stati per un abuso d'ufficio così lampante? Senza contare che l'uso che Berlusconi ha fatto del suo privato, gli impone una coerenza politica che non può più porsi certi limiti di privacy.

Per finire il nostro esperimento mentale, dunque, il nostro Vendola, beccato in tutù e tacchi a spillo con il brasiliano, sarebbe solamente un politico in forte imbarazzo, ma, salvo non ne avesse combinata una delle precedenti e non ci avesse messo in mezzo auto blu, cocaina e simili, potrebbe tranquillamente dire "sono fatti miei", specie per il fatto che ha fin'ora parlato della sua vita privata con grande riservatezza e senza farne propaganda."

Che ne pensate?

giovedì 21 ottobre 2010

VESPA DETECTIVE E UN PAESE CHE VA A ROTOLI


Il rispetto e la pietà umana per un dramma umano e familiare di proporzioni indefinibili come il caso Sarah Scazzi sono qualcosa che ognuno di noi in questi giorni probabilmente avrà provato.
Un'altra sensazione che tuttavia non ho potuto fare a meno di reprimere è stato lo sdegno per l'uso mediatico a mio avviso cinico e meschino che è stato fatto della vicenda, come del resto spesso accade in questi casi. La realtà dei fatti è che da almeno 4-5 giorni la prima notizia sul sito del Corriere della Sera riguarda proprio quello che ormai è un tormentone, quando invece la settimana contempla eventi che, senza nulla togliere alle peculiarità della tragedia Scazzi, potrebbero avere conseguenze molto pesanti sul prossimo futuro della politica italiana. Sono due piani ben distinti. L'uno che riguarda una vicenda di tragica e dolorosa intensità, ma che rimane nell'ambito della sfera privata delle persone che ne sono coinvolte e sulla quale è legittimata a sentenziare solamente la magistratura. L'altro, invece, riguarda quelle vicende che non contemplano forse omicidi e tragedie (per ora solo manganellate) ma hanno tuttavia, se ci fosse bisogno di dirlo, un impatto enorme sulla vita pubblica e sulla collettività. Partiamo dalla schifosa repressione armata degli abitanti di Terzigno che lottano contro la nuova discarica da aprire sotto le loro case. Il termine schifosa mi sembra l'unico appropriato visto che un mese fa Berlusconi dichiarava che non ci fosse bisogno di nuove discariche e ha passato mesi a vantarsi di aver eliminato la monnezza. Sotto il tappeto.
Poi abbiamo il nuovo lodo Alfano costituzionale con il sorprendente assenso di FLI, insieme al pacchetto sulla giustizia che Berlusconi si appresta a varare. Inoltre abbiamo anche la vicenda scandalosa delle proprietà di Berlusconi ad Antigua. E non si tratta di una casetta come quella di Montecarlo. Segue la disarmante censura a Report, al duo Saviano-Fazio, e adesso la denuncia di Berlusconi stesso a Report. C'è anche un PD sgangherato in crisi di identità dopo la manifestazione della FIOM.
Insomma, con un po' di malizia, sembrerebbe che discutere all'infinito del caso Scazzi faccia un po' comodo a tutti. Una manna dal cielo. Sicuramente è quello che hanno pensato per Porta a Porta, quando hanno dotato Vespa di plastico e macchinine, in modo da metterlo a giocare al detective come un bambino in diretta su Rai1. Peccato che giocava con un dramma che meriterebbe solo il silenzio, e sopratutto giocava, come sempre ma in maniera sempre più squallida, con quel che resta della dignità dell'informazione pubblica.

venerdì 8 ottobre 2010

NO ALLA GELMINI, SI AL NOSTRO FUTURO


Studenti, universitari, precari di tutta Italia sono scesi in piazza oggi per dire no a Mariastella Gelmini e alla riforma che questo governo sta operando.
“Da fastidio che la Scuola non sia più di proprietà della sinistra”, avrebbe risposto il ministro.
Questo dimostra quale idea di istruzione abbiano questi soggetti; l'idea stessa di una competizione in termini di proprietà è disarmante e ben si sposa con il recente episodio di Adro, la scuola “marchiata” Lega. Privata, strumentale, diseducativa, inconcludente per i più, elitaria, per pochi, funzionale al regime. Questa è l'idea che hanno, a dispetto della miriade di precari della conoscenza che perdono il posto e al conseguente danno incalcolabile costituito da tutti quei giovanissimi che attualmente non stanno ricevendo un'istruzione degna di questo nome.
Il ddl 1905, che sta per compiere il suo iter parlamentare, è figlio di un progetto molto preciso, che parte dalla 133/08, ma che affonda le sue radici in un atteggiamento delle classi governative che va avanti da diversi anni.
Un elemento fondamentale è che da troppo tempo, e mai come ora, l'istruzione non è più considerata un investimento, bensì una mera e scomoda voce di spesa. Un secondo aspetto è la completa dequalificazione della Scuola e dell'Università pubblica come luoghi istituzionali di formazione civile del cittadino. Se una certa sinistra ha rinunciato ad affrontare i problemi strutturali del sistema universitario, l'attuale destra prosegue il lavoro iniziato da Letizia Moratti e punta ad un sostanziale depotenziamento del sistema. Le questioni economiche sono solo un aspetto del problema, perchè questo governo ci ha fatto capire di avere sempre i soldi per quelle spese che interessano i soliti noti, come nel caso della protezione civile, dei grandi eventi, delle grandi opere, delle centrali nucleari, delle spese militari. Che il sistema universitario abbia bisogno di riforme è senz'altro condivisibile, tuttavia i tagli previsti nel 2008, il modello di fondazione proposto nell'articolo 16 della 133 e l'attuale riforma in discussione, che affida sostanzialmente ai CDA composti dai privati il controllo degli Atenei, vanno in una direzione diametralmente opposta a quanto la Gelmini decanta in termini di meritocrazia e a quanto possa essere degno di un Paese democratico.
La Cultura è il tesoro dell'Italia, questo è un dato che non può essere messo in discussione. In europa e nel mondo una delle risposta alla crisi si sta concretizzando in investimenti concreti nella conoscenza e nella ricerca. La nostra situazione, invece, a dispetto del nostro “tesoro”, vede mamme costrette a portare la carta igienica a Scuola, banchi acquistati con gli sponsor, ricercatori universitari fatti fuori dopo sei anni perchè praticamente in “esubero”, tagli indiscriminati e menti eccellenti in continua fuga. Inoltre, cosa ancora più grave, assistiamo ad un invariato e perpetrato sostegno agli istituti privati, in prevalenza di carattere confessionale. Si tratta di un fenomeno che mostra un preoccupante scenario socio-culturale e che rivela probabilmente le ragioni più profonde di certe scelte politiche, uno scenario in cui la formazione viene lentamente consegnata nel suo complesso in mano a forze reazionarie e conservatrici che minacciano oramai sempre più da vicini i caratteri più elementari di laicità e di democraticità costituzionale della nostra Repubblica.
Una immediata inversione di rotta può aversi solamente con l'attuazione concreta dell'articolo 33 della Costituzione, secondo il quale “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Da questo discende un rinnovato impegno per lo Stato a rivedere le proprie priorità di investimento. E' inoltre indispensabile una revisione strutturale del sistema universitario, che rifiuti il modello proposto dall'articolo 16 della 133, che ribadisca la priorità del Senato Accademico sugli altri organi e delle scelte didattiche su quelle amministrative, che istituisca un sistema meritocratico nazionale per il reclutamento della classe docente, che sia capace di istituire un vero e proprio welfare per gli studenti universitari attraverso le risorse derivate dalla lotta all'evasione fiscale e dal taglio delle spese inutili.

Rosario Coco

Responsabile Nazionale Scuola e Università Giovani Italia dei Valori

domenica 12 settembre 2010

SCUOLA DEI VALORI - Corso di formazione politico-culturale

Da www.giovanidivalore.it

Il dipartimento Cultura e il coordinamento Giovani, in collaborazione con i gruppi consiliari di Camera e Senato, hanno il piacere di presentarvi un progetto nazionale di formazione politica e culturale pensato e ideato per i giovani, frutto dell'esperienza e dell'impegno civile che Italia dei Valori ha maturato in questi anni, il risultato di una ferrea opposizione alle nefandezze della seconda repubblica così come di una instancabile attività di riflessione per costruire un'alternativa. L'obiettivo di questo corso è riportare al centro del dibattito politico i contenuti, la memoria storica e la sensibilità verso il futuro, in un momento in cui l'opinione pubblica è ormai frastornata da una guerra di vuoti slogan e le parole chiave della politica perdono il loro significato.

La Scuola si svolgerà il 7, 8, 9 e 10 ottobre 2010, e sarà aperta a 200 giovani dai 18 ai 35 anni, i quali saranno selezionati sulla base del curriculum e della lettera di motivazione. La selezione verrà effettuata dalla direzione del corso tenuta dai prof. Nicola Tranfaglia e Sandro Trento. Il corso si terrà presso il complesso alberghiero Astoria di Chianciano Terme.

Il corso sarà gratuito. L’organizzazione assicurerà a proprie spese vitto e alloggio per l'intera durata del corso. Saranno previsti anche momenti ricreativi serali. I partecipanti dovranno provvedere esclusivamente alle spese di viaggio. La frequenza sarà obbligatoria per il conseguimento dell'attestato, il quale sarà rilasciato alla fine del corso. Parteciperanno, tra i relatori, il Prof. Nicola Tranfaglia, il Prof. Sandro Trento, l'on. Leoluca Orlando, l'on Antonio Di Pietro, il Sen. Belisario, l'on Donadi, il Prof. GiglioBianco, il Sen. Pardi, l'on Brutti, l'on Rinaldi, l'on. Maurizio Zipponi, l'on Antonio Borghesi.

Il programma dettagliato sarà disponibile tra pochi giorni e consultabile sul sito www.giovanidivalore.it.

Per presentare domanda di iscrizione sarà necessario compilare il modulo online, disponibile cliccando qui. Nel modulo saranno richieste le proprie generalità e la presentazione della lettera di motivazione, nella quale illustrare le ragioni che spingono l’interessato/a a frequentare il corso.

La documentazione dovrà pervenire entro e non oltre il 27/09/2010 compreso. I file potranno essere caricati in formato doc. e pdf.

La graduatoria degli ammessi e le notizie e relative al corso saranno pubblicate entro il 02-10-2010 sui siti:

www.italiadeivalori.it
www.giovanidivalore.it
Per ulteriori informazioni scrivete ai seguenti indirizzi di posta:

Dipartimento Cultura: cultura@italiadeivalori.it
Dipartimento Giovani: formazione@giovanidivalore.it

Rudi Russo - Coord. naz. Giovani IDV
Rosario Coco - Resp. Scuola e Università Giovani IDV

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