martedì 17 maggio 2011

EDUCAZIONE E CULTURA CONTRO L'OMOFOBIA


La giornata mondiale contro l'omofobia e la transfobia si apre all'insegna della bellissima notizia dell'Uganda, dove il parlamento ha sospeso l'atroce legge anti-gay che si apprestava a varare, a seguito del fortissimo appello sostenuto dalle comunità LGBTI di tutto il mondo. E' una ricorrenza promossa dall’Unione Europea che si celebra dal 2007 il 17 maggio di ogni anno, un'occasione per ricordare al mondo intero che la lotta per diritti umani dev'essere sostenuta da una prospettiva globale. Ma dev'essere anche un momento di riflessione, per provare a capire cos'è veramente l'omofobia e come può essere sconfitta. Una riflessione di cui in Italia c'è più che mai bisogno.

Il nostro è un Paese anomalo. Forse gli omosessuali non saranno mai messi a morte o arrestati. Molti pensano anche che in realtà nessuno li disturba, che sono loro a minacciare la coesione sociale e la famiglia.Peccato però che spesso e volentieri improvvisamente qualcuno viene aggredito, in luoghi insospettabili come la Bocconi. Peccato che sia necessario rifugiarsi in “isole” di tolleranza e che la vita quotidiana di queste persone debba mancare di spontaneità. Peccato che sia un ancora un enorme problema per migliaia di teenagers essere accettati dalle famiglie. Peccato che spesso si rischi di perdere il lavoro. Per non parlare dei diritti. E' quello che succede quando, come in altre occasioni, l'opinione pubblica viene “anestetizzata” su un tema importante, per cui, per dirla con Giuliano Ferrara, no alla persecuzione e alla discriminazione, ci mancherebbe, ma prendiamo le distanze, per carità, dalla “cultura gay”. Da qui ad affermare che la rivendicazione dei “diritti” degli omosessuali promuove la “cultura gay” contro “la famiglia tradizionale” il passo è breve, fino a dire tranquillamente con Giovanardi che queste rivendicazioni sono diseducative ed incostituzionali e fanno capo a lobby sovversive. E' una strategia mediatica pilatesca, a base di una miscela variabile tra ipocrisia e disinformazione, che mette in pace un buon numero di coscienze e che fornisce al contempo l'assist perfetto all'ampia gamma di posizioni estremiste ed integraliste a cui siamo purtroppo abituati.

Quello che deve essere chiaro è che senza cultura non può esistere rivendicazione di diritti, nè tantomeno assunzione di doveri e responsabilità nel tessuto sociale. La dignità sociale è la cosa più importante subito dopo l'integrità fisica. Non si tratta, ovviamente della “cultura gay” di cui parlava Ferrara, dei Pride e del Folklore che sarebbero secondo lui sinonimo di degrado morale. Si tratta di una cultura di emancipazione, rispetto e valorizzazione della diversità che non è etichettabile come “cultura gay”, ma è un vasto movimento di pensiero che coinvolge non solo la comunità LGBTI, ma anche moltissime comunità religiose, ambienti culturali e realtà scientifiche.

Tutto questo in Italia stenta ad arrivare, ma nel mondo occidentale e in moltissimi Paesi extraeuropei si sta ormai affermando un'evoluzione naturale di quell'idea di diritti umani che lega la comunità internazionale. Da italiani abituati al dettato vaticano, ci potrebbe quasi sembrare fantascienza la profonda riflessione all'interno del Forum Europeo Cristiano LGBT, in cui numerose comunità religiose, oltre a proporre una nuova visione del rapporto tra fede e omosessualità, rivedono l'interpretazione tradizionale del concetto di “abominio” presente nel testo biblico, che definisce i rapporti omosessuali e che costituisce il fondamento della dottrina ufficiale in materia. C'è una continuità semantica tra il termine ebraico utilizzato, “toebah”, e i corrispondenti greci e latini , “bydelugma” e “abominor”. Essi indicano qualcosa di scoveniente, non auspicabile ma, sopratutto, contrario all'uso della propria comunità. Si tratta di qualcosa che va quindi storicizzato, in quanto, già per l'autore biblico non costituisce peccato in sé ma, come leggiamo nella riflessione del Rev. David Eck Asheville, è da evitare in quanto minaccia l'identità culturale della comunità. Lo stesso termine veniva accostato al consumo di crostacei o dello struzzo. E' rilevante che la traduzione greca ha sempre utilizzato nel caso dell'abominio riferito all'omosessualità sempre “bydelugma” e mai “anomia”, che invece fa riferimento a qualcosa di proibito in sé, per legge, (nomos).

Al di là dell'ambito religioso, che è interessante tenere in considerazione per una riflessione di carattere socioculturale, è fondamentale anche la riflessione scientifica. La natura genetica dell'omosessualità è ormai un fatto assodato e sono diversi gli studi a proposito, tra cui uno studio fondamentale dei ricercatori del Tennessee pubblicato dalla rivista “Nature” del 2007, di cui in Italia si sa pochissimo, che hanno elaborato un modello matematico in grado dimostrare la connessione tra i geni responsabili della fecondità e quelli che determinano l'omosessualità, per cui sarebbe chiara la loro “l'utilità”per la specie in termini evoluzionistici. Anche nell'ambito della Biologia, esistono numerosi studi sulla fenomeno dell'omosessualità nel mondo animale, tra cui lo studio della biologa americana Joan Roughgarden, nel suo “Evolution Raimbow” del 2004. In questo testo si contesta la teoria darwiniana in merito alla selezione sessuale. La studiosa propone di integrare la teoria dell'evoluzione parlando del più ampio concetto di selezione sociale, un modello che trova riscontro nel comportamento di moltissime specie animali. All'idea della riproduzione intesa come semplice competizione per il trasferimento di gameti, si sostituirebbe l'idea di una cooperazione degli individui dello stesso sesso o di sessi diversi, per garantire tanto il trasferimento dei gameti quanto le condizioni per la crescita della prole, dall'approvvigionamento delle risorse alle cure parentali. Un orizzonte in cui i rapporti eterosessuali e omosessuali hanno la stessa importanza in termini di continuità della specie.

Questa giornata dev'essere insomma un modo per ricordarci che l'omofobia può essere sconfitta solo portando avanti questa rivoluzione culturale a livello globale, un cambiamento che può essere paragonabile all'emancipazione femminile del secolo scorso, in quanto comporta la revisione di uno uno schema culturale che si è a lungo protratto nei secoli. L'Italia è da questo punto di vista del tutto ferma e rischia anzi di andare indietro, regredendo verso un razzismo di ritorno e di pura propaganda politica. Un primo passo dovrebbe essere certamente l'approvazione di una legge contro l'omofobia che estenda la legge Mancino ai reati di discriminazione basati sull'orientamento sessuale, ma è necessario continuare a partire dall'informazione, dalla revisione dei programmi scolastici e dei corsi universitari. Bisogna passare dall'idea di “tolleranza del diverso”, che spesso produce ghettizzazione e stigmatizzazione culturale, all'idea della “diversità stessa come valore”, sia in merito all'orientamento sessuale e all'identità di genere, sia per quanto riguarda la diversità e la pluralità delle formazioni familiari in grado di contribuire al tessuto sociale e di presiedere all'educazione dei figli. Questo è l'orizzonte culturale che dovrà ispirare il legislatore italiano nel prossimo (speriamo) futuro, per dare dignità e riconoscimento sociale a cittadini che ne sono purtroppo ancora privi.

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